Neve e freddo, la risposta della Caritas

Ampliata l’accoglienza notturna con l’allestimento di una struttura da 120 posti al Forlanini e l’apertura notturna straordinaria degli ostelli. Monsignor Feroci: «Serve un progetto ampio di politiche sociali» di Alberto Colaiacomo

Nevis dormiva sotto un albero all’interno di Villa Borghese, era in stato semincosciente quando sono intervenuti gli operatori del servizio itinerante notturno della Caritas. Chiamati dai vigili urbani, i soccorritori hanno convinto l’anziano senza dimora a seguirli presso l’Ostello “Don Luigi Di Liegro” in via Marsala, dove è stata approntata una sala di accoglienza straordinaria. «All’inizio – racconta Alessandra, l’operatrice che lo ha soccorso – abbiamo avuto qualche difficoltà nell’instaurare una relazione con lui: non aveva alcun contatto con i servizi sociali da diverso tempo». Superata la diffidenza, dopo oltre due ore di colloquio sotto la neve dove Navis ha raccontato la sua storia, è stato convinto a salire nell’auto della Caritas per essere accompagnato al riparo.

Il suo è stato l’ennesimo caso da quando è stato intensificato il servizio itinerante notturno della Caritas di Roma per il peggioramento delle condizioni climatiche sulla Capitale. (FOTO) Gli interventi degli operatori e dei volontari hanno riguardato complessivamente oltre 200 persone, con la distribuzione di coperte e generi di conforto. Una fase di emergenza che ha visto la Caritas diocesana ampliare l’accoglienza notturna con l’allestimento di una struttura dalla capienza di 120 persone presso l’Ospedale Forlanini e l’apertura notturna straordinaria degli ostelli alla Stazione Termini e a Ostia come centri di riferimento per la distribuzione di generi di conforto.

«È fondamentale impegnarsi nel lavoro di strada» spiega Roberta Molina, responsabile dell’area Ascolto e accoglienza della Caritas. «Solo in questo modo – continua – possiamo entrare in contatto con persone che fanno fatica a chiedere accoglienza. Sulla strada entriamo in contatto con quel mondo vasto e sommerso fatto di uomini e donne che non possiedono più nulla e che, a causa della malattia e dell’emarginazione, si sono isolati». Come Adrian, il giovane romeno incontrato su una panchina in via delle Accademie. Arrivato in Italia 10 anni fa alla ricerca di un lavoro, nel suo Paese ha lasciato la moglie e una figlia. All’inizio è riuscito ad inserirsi a livello lavorativo come imbianchino e successivamente come receptionist in un albergo. Poi però ha iniziato a fare abuso di alcool, una dipendenza che gli ha causato una malattia degenerativa alle ossa con conseguenti problemi di deambulazione. Perduto il lavoro è finito in strada. Per lui, dopo un breve soggiorno nell’Ostello di via Marsala, è stato deciso il ricovero in una struttura sanitaria.

Secondo Roberta Molina «l’intervento sui senza dimora deve essere costante. La situazione di neve allerta e coinvolge emotivamente, ma non si può prescindere da una pianificazione degli interventi». Per la responsabile della Caritas «anche chi viveva per strada due settimane fa rischiava la vita. Bisogna essere sempre pronti e andare oltre emergenza, pensando a interventi seri e a un’attenzione costante». È lo stesso pensiero espresso dal direttore della Caritas, monsignor Enrico Feroci, che a un anno dalla tragica morte dei quattro bambini rom in un insediamento di via Appia ha voluto ricordare che «occorre un progetto ampio di politiche sociali perché gli interventi di emergenza, seppur coordinati e attuati con efficienza, lasciati a se stessi sono senza prospettive». A proposito dei bimbi rom e della situazione dei campi, il direttore della Caritas ha ricordato che, in questo anno, «molto è stato detto e molte sono state le azioni intraprese, purtroppo però la situazione non è affatto cambiata».

7 febbraio 2012

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