Padre Cucci: Chiesa e pedofilia, no alle etichette
Il gesuita, che ha presentato un suo libro scritto con padre Zollner, sottolinea che i media «non hanno riportato quasi mai dati, percentuali e analisi del fenomeno». Don Manenti: «Il problema dei preti pedofili interpella sul tipo di formazione nei seminari» di Laura Badaracchi
Nell’affrontare il delicato e spinoso tema dei preti colpevoli di pedofilia, i media italiani «non hanno riportato quasi mai dati, percentuali e analisi del fenomeno», né si sono soffermati «sulle testimonianze» degli abusatori – spesso vittime a loro volta di abusi in passato – o sulle dinamiche psicologiche che muovono il pedofilo. Non hanno neppure intervistato esperti che potessero delineare «percorsi terapeutici, interventi e prevenzione». Padre Giovanni Cucci non risparmia la stampa che nelle scorse settimane è stata protagonista dello «tsunami mediatico» che ha colpito la Chiesa a motivo dei casi di pedofilia tra i sacerdoti. Pur rilevando «l’importanza della denuncia», il gesuita – psicologo, docente alla Pontificia Università Gregoriana e scrittore della rivista “La Civiltà cattolica” – invita a non rimanere nell’ambito della cronaca e a non procedere «per etichette», ma ad approfondire il fenomeno interpellando «gli addetti ai lavori», mentre spesso su carta stampata e tv si è dato spazio a «persone poco qualificate».
Padre Cucci è intervenuto ieri pomeriggio alla Gregoriana per presentare davanti a oltre un centinaio di studenti (sacerdoti, religiose, laici di varie nazionalità) e alcuni giornalisti “Chiesa e pedofilia. Una ferita aperta”, volume edito da Ancora e scritto a quattro mani con un altro gesuita, padre Hans Zollner, psicoterapeuta e docente presso l’ateneo. Un libro coraggioso, che cerca di fare chiarezza su informazioni «ambigue, ad esempio la specie di sillogismo tra pedofilia e celibato, quando solo il 3 per cento dei casi denunciati riguarda i preti», ha osservato padre Cucci, facendo notare che la riduzione allo stato laicale prevista dal diritto canonico non risolve il problema, se la persona non viene presa in carico e curata: «In alcuni casi ex sacerdoti, con moglie e figli, sono tornati ad abusare». E comunque la maggioranza delle violenze sessuali nei confronti dei minori (nell’84-90 per cento dei casi) si consuma tra le mura domestiche, secondo il Censis.
Tuttavia, anche se si tratta di un fenomeno numericamente limitato, resta «un fatto gravissimo», ha chiarito il gesuita, senza fare sconti alla Chiesa per le sue «omissioni e inadempienze». Padre Zollner ha rimarcato: «L’abuso sessuale nei confronti dei minori è una patologia, un crimine, un peccato». Come correre ai ripari? Il punto cruciale sembra «l’insufficiente formazione umana, morale, intellettuale e spirituale nei seminari e nei noviziati», mentre dovrebbe essere «integrata», ha insistito padre Cucci. Altro nodo: i formatori, che dovrebbero essere «preparati a una complessità interdisciplinare» e a verificare la maturità affettiva dei candidati al sacerdozio. Concorde don Alessando Manenti, psicologo e formatore: «Il problema dei preti pedofili interpella sul tipo di formazione nei seminari: è un avvertimento eclatante in cui incapperà il sistema dei valori vocazionali che non sa innervare la personalità – ha rilevato –. Quando i valori rimangono un’impalcatura esterna al cuore, crollano nei momenti difficili e non vengono sostituiti da altri valori, ma da perversioni».
«Un lavoro né polemico né apologetico, ma strumento aperto e non definitivo di interpretazione del problema oggi, nella nostra cultura»: così ha definito il volume padre Franco Imoda, ex rettore della Gregoriana ed ex preside della Facoltà di psicologia, ora presidente della “Fondazione La Gregoriana” e collaboratore della Congregazione per l’educazione cattolica. «I seminari e gli istituti sono chiamati a investire di più nella preparazione dei formatori», ha auspicato. Secondo don Manenti, urge «un check up generale nella formazione, per controllare i terreni di incubazione di possibili devianze».
9 giugno 2010