Papa Wojtyla “raccontato” da amici e collaboratori
Presentato alla Lumsa il volume “Accanto a Giovanni Paolo II”, con un contributo esclusivo di Benedetto XVI. Il cardinale Ruini: «Ha aperto a Cristo la società, con la forza di un gigante» di R. S.
Un ritratto dell’uomo Karol Wojtyla, Papa e santo, tratteggiato da quanti gli sono stati vicino nei lunghi anni della sua vita. È il volume “Accanto a Giovanni Paolo II. Gli amici e i collaboratori raccontano”, pubblicato dalle edizioni Ares, presentato ieri sera, lunedì 7 aprile, nella sede della Lumsa. «Un libro nuovo e prezioso», lo ha definito il cardinale Camillo Ruini, suo vicario per la diocesi di Roma, che «ha permesso anche a me di entrare più in profondità nel suo animo e nel suo mondo». Quello di una figura «straordinariamente vicina a Dio, e per questo semplice e umile, pur nella sua eccezionale forza e intelligenza».
Il volume contiene anche un contributo esclusivo del Papa emerito Benedetto XVI, dal quale, secondo il porporato, «emerge la competenza teologica di Giovanni Paolo II», sperimentata all’epoca delle sfide affrontate insieme quando era prefetto per la Congregazione per la dottrina della fede. A cominciare da quella rappresentata dalla teologia della liberazione. Giovanni Paolo II, ha spiegato, è stato «una guida preziosa sia per smascherare la falsa idea della liberazione, sia per esporre la vocazione della Chiesa all’autentica liberazione dell’uomo». Tra le sfide raccolte dal Papa polacco, per il cardinale Ruini, anche quella della «corretta comprensione dell’ecumenismo», attraverso un’opera tesa a «percorrere tutte le strade per l’unità», rifiutando però ogni scorciatoia che porta a «un annacquamento della fede». Per il porporato, «il coraggio della verità è un criterio di prim’ordine per la santità», ha spiegato citando l’intervista di Benedetto XVI. E del Papa emerito ha ricordato anche le parole pronunciate nell’omelia per i funerali, sottolineando che Giovanni Paolo II «ha fatto per primo quello che chiedeva a tutti: ha aperto a Cristo la società, le culture, il sistema politico ed economico, invertendo con la forza di un gigante, quella forza che gli veniva da Dio, quella che poteva sembrare una forza irreversibile».
Una biografia, quella del prossimo santo, che il suo portavoce Joaquin Navarro Valls ha riassunto in tre verbi: «Pregare, lavorare, sorridere». Vedere pregare Giovanni Paolo II, ha raccontato alla Lumsa, «era come afferrare un’infinitezza in cui lui si immergeva e permetteva di vedere dove andava il suo sguardo». In lui la preghiera era «l’attività che teneva unita la sua vita, dava senso e direzione a tutta la sua esistenza. Perfino un agnostico come Michail Gorbaciov era arrivato a dire che la sua filosofia politica era fortemente sostenuta dalla sua spiritualità».
Il secondo verbo: lavorare. «Il suo impegno – ha riferito l’ex direttore della Sala stampa della Santa Sede – era instancabile. Giorno dopo giorno. Alla sera trascinava i piedi, e non solo negli ultimi anni. Non sapeva perdere un minuto e non aveva mai fretta». Ma per comprendere in pieno la sua biografia, secondo Navarro Valls, occorre anche l’ultimo verbo: sorridere. Nelle sue conversazioni, ha ricordato, «c’era sempre spazio per il buonumore. Era un uomo allegro, e fu allegro sempre», ha confermato, affermando che una «teologia dell’allegria» dovrebbe sempre far parte del bagaglio di «una persona che crede sul serio». Quindi, ha ricordato un incontro con una persona «molto importante» ricevuta in udienza quando già aveva il bastone, che gli fece i complimenti per la sua salute. «E il prossimo santo, di tutta risposta: “Ma lei pensa che non mi veda in tv come sono combinato?”. Ecco, questo libro è così: ci avvicina un santo».
8 aprile 2014