“Passio Ceciliae” di monsignor Frisina

Nell’ambito del Festival internazionale di spiritualità “Divinamente Roma”, l’appuntamento nella basilica di Santa Cecilia in Trastevere dedicato proprio alla vergine e martire romana di Francesco d’Alfonso

Parte il 16 aprile il Festival internazionale della spiritualità “Divinamente Roma”, giunto alla IV edizione. Sotto l’attenta direzione artistica di Pamela Villoresi, la settimana che precede la Pasqua vedrà un susseguirsi di danza, teatro e musica per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia. Il primo appuntamento del festival avrà come scenario la basilica di Santa Cecilia in Trastevere.

Proprio alla vergine romana, vissuta e martirizzata nel II – III secolo, è dedicato il “Passio Ceaciliae” di Marco Frisina, cantata sacra in 9 quadri per soprano, voce recitante, coro e orchestra; il testo è tratto dal “Passio Caeciliae” del V secolo. “Cantantibus organis, Cecilia virgo in corde suo soli Domino decantabat” (Mentre suonavano gli strumenti musicali, la vergine Cecilia cantava nel suo cuore soltanto per il Signore) recita l’antifona di introito della Messa nella festa della santa; in realtà i codici più antichi non riportano questa lezione, bensì “Candentibus organis, Caecilia virgo….”, non indicando quindi squillanti strumenti musicali ma incandescenti strumenti di tortura.

Controversie a parte, Cecilia è universalmente venerata come patrona della musica e dei musicisti, e il tempio eretto da Papa Pasquale I sul luogo della sua sepoltura custodisce la statua di Maderno che la raffigura così come fu trovata nella tomba quando fu fatta la ricognizione del corpo: nella posizione in cui morì, vestita di bianco, con le ferite di spada al collo. Una storia, quella di Cecilia, impressa nel marmo, e non solo. Dopo le opere musicali di Haydn, Scarlatti, Gounod, Purcell, Britten, Refice, Pärt, arriva questa nuova opera in cui «l’agonia della Santa – dice il maestro Frisina – è un canto d’amore che continua nella Chiesa, vivo e palpitante in tutte le creature, che nella fede si lasciano illuminare dalla bellezza di Cristo, Sposo e Signore». L’esecuzione del concerto (alle ore 18), che sarà replicato il 20 maggio nella chiesa di Santa Cecilia di Harlem (Usa), è affidata al coro Musicanova, all’orchestra Nova Amadeus e al soprano Marta Vulpi. La voce narrante sarà di David Sebasti. Sul podio Flavio Emilio Scogna.

Nei giorni successivi, il programma prevede, tra l’altro, lo spettacolo che celebra l’indiano Rabindranath Tagore, nell’Aranciera del Semenzaio di San Sisto in uno; l’Oratorio di Gaetano Liguori, in cui la musica incontra gli scritti di Sant’Agostino, all’ex convento agostiniano. Per la prima volta il Festival entra anche in Sinagoga, dove il Coro del Tempio si esibirà in un concerto di musiche liturgiche della tradizione romana; ancora, al Teatro Valle il concerto del violinista gitano Roby Lakatos e a seguire, la creazione di Emiliano Pellisari “Inferno”. Il giorno di Pasqua, nella basilica di Santa Maria in Trastevere, il concerto dei Fratelli Mancuso con il coro Armoniosoincanto dal titolo “Amor devoto, amor terreno”. Divinamente Roma 2011 si conclude lunedì 25 aprile, a Villa Piccolomini, con gli Insingizi, cantanti provenienti dallo Zimbabwe.

8 aprile 2011

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