“C’è chi dice no”, commedia sulla raccomandazione

Nelle sale una pellicola dal taglio amarognolo e insieme svagato e brillante con un copione che alza la voce e subito si acquieta, riuscendo però intanto a porre il problema di Massimo Giraldi

In questa stagione in cui il cinema italiano ha riguadagnato molte posizioni nel gradimento del pubblico, arriva una commedia destinata forse a confermare questo trend assai significativo. È nella sale “C’è chi dice no”, un film che mette di nuovo in primo piano il mai troppo vituperato e stigmatizzato argomento della raccomandazione per accedere al mondo del lavoro.

Max, Irma e Samuele, tre ex compagni di scuola, si ritrovano dopo alcuni anni e capiscono di essere vittime di un nemico comune: quelli che li sorpassano nelle rispettive professioni hanno tutti appoggi molto importanti. Decidono allora di ribellarsi e formano un gruppo chiamato “i pirati del merito”. Quello della raccomandazione è uno dei temi trasversali che ha accompagnato la commedia italiana negli anni ’50-’60-’70. Era giusto riportarlo al centro dell’attenzione nel contesto degli anni Duemila.

Il risultato, è vero, evita le asprezze e le durezze dell’opera di denuncia a vantaggio di una rabbia più malinconica che ostile. Con il taglio amarognolo e insieme svagato, brillante, della commedia attuale, il copione alza la voce e subito si acquieta, riuscendo però intanto a porre il problema. E far partire qualche riflessione non inutile.

11 aprile 2011

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