Pasta di Capezzaia: giovani disabili controllano la filiera produttiva

L’impiego di 3 giovani con lieve disabilità cognitiva rappresenta il valore aggiunto. Distribuita nei punti vendita Coop del Lazio, nei supermercati Despar ed Eurospar della regione di Redattore Sociale

Cappelletti di carne, ravioli e cannelloni ripieni di ricotta e spinaci, pappardelle, fettuccine e tonnarelli all’uovo, chicche e gnocchi di patate… È variegata la produzione della “Pasta di Capezzaia”, che ha un valore aggiunto: a preparare i pacchi e a controllare la filiera sono anche Giada, Michele e Simone, tre persone con disabilità cognitiva che hanno frequentato il laboratorio sociale della Comunità di Capodarco di Roma. Dove persone disabili tra i 20 e i 50 anni imparano a manipolare e preparare la pasta. Distribuita nei punti vendita Coop del Lazio, nei supermercati Despar ed Eurospar della regione, la pasta fresca prende il nome dal margine inutilizzato dei campi, la parte incolta: metafora di chi può diventare risorsa.

Il progetto “Pasta di Capezzaia” è partito grazie a un bando di concorso e a un finanziamento di 160mila euro ricavati dalle donazioni dei punti spesa dei soci Coop, «con l’obiettivo di inserire al lavoro persone con disabilità. E l’Italia è il Paese della pasta: Capezzaia è pasta fresca all’uovo», fa notare Luigi Politano, presidente della Comunità di Capodarco di Roma. Che puntualizza: «Non ci può essere solo un welfare che paga i servizi e o che si limita ad assistere. Il welfare deve essere inclusivo e, ove possibile, essere in grado anche di sganciarsi dallo Stato. Le persone disabili che lavorano sono inserite e si sostengono da sole. Un doppio vantaggio. Con la speranza di creare risorse anche per altri». Per il presidente di Unicoop Tirreno Marco Lami «Pasta di Capazzaia non è un prodotto qualunque. Ha un’anima sociale, rappresenta un esempio di riscatto che passa attraverso il lavoro e la tenacia. Se il legame con i territori si traduce nel dare una chance a chi ne ha più bisogno, non possiamo che esserne orgogliosi».

Gianluca Rossi, responsabile della produzione, ha una lunga esperienza come pastaio. Segue 365 giorni all’anno il lavoro di Giada, Michele e Simone, assunti a tempo indeterminato presso il laboratorio di Santa Palomba, vicino a Pomezia (Roma): «Sono circa 1800 metri quadrati, a cui si aggiungono i 500 di celle frigorifere», riferisce, auspicando una maggiore commercializzazione del prodotto «di ottima qualità», per consentire «ulteriori assunzioni». Per informazioni, pastadicapezzaia@virgilio.it, Pastadicapezzaia.blogspot.com.

24 giugno 2014

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