Per i disabili la proposta di una “Cucina inclusiva”
Concluso il corso che ha coinvolto 23 ragazzi formandoli ai mestieri della ristorazione, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Lo chef Troiani: «L’esperienza con loro mi ha insegnato tantissimo» di Jacopo D’Andrea
«Vorrei fare il cuoco. Mio padre lo era e vedendo lui a casa, ho incominciato anche io». Federico Di Franco è uno dei 23 ragazzi disabili che hanno partecipato al progetto “Cucina inclusiva” della Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con la Fondazione Telecom Italia. Un corso durato più di un anno con il quale chef, ristoratori ed esperti di enogastronomia hanno formato questi giovani pronti ormai ad affacciarsi al mercato del lavoro. Lezioni fatte di pratica ai fornelli oltre che di teoria su tutto ciò che occorre per essere un buon commis di sala o un valido cuoco. «L’idea di dare a giovani disabili gli strumenti per divenire soggetti produttivi della società nasce dall’esperienza della “Trattoria degli amici”. Un ristorante che abbiamo aperto a Trastevere nel 1998 e che è ancora attivo. Dà lavoro a tredici persone con disabilità», spiega Filippo Sbrana, della Comunità di Sant’Egidio. Non fa in tempo a concludere che Pierluigi Domenici che ha frequentato il corso si avvicina e comincia ad elencare cosa ha imparato. «Ho appreso come si apparecchia, il verso dei coltelli, delle forchette, dei cucchiai. Come si serve. Prima le donne, attenzione, e poi gli uomini. Ora sto facendo pratica in una pizzeria vicino a dove abito», dice.
Pierluigi insieme ai suoi compagni di corso è il protagonista del documentario “Valgo anch’io” di Maite Carpio, presentato ieri, 3 novembre, alla camera di Commercio di Roma in piazza di Pietra, nell’ambito della tavola rotonda “Sapori diversi”. Sullo schermo, Federica Fioretti rivela di trovarsi bene «nelle sale, perché mi piace tanto fare la cameriera». Carlo Galloni con spirito combattivo vorrebbe seguire l’esempio del padre che era cintura nera di judo e che gli diceva: «Non arrenderti mai». Così che, anche se «nel quartiere alcuni mi prendono in giro, vado avanti sperando di diventare un buon cuoco; gli altri possono pure pensare quello che vogliono». C’è anche chi grazie all’esperienza della Trattoria degli amici si è conquistato un’indipendenza a tutto tondo. Federico Todaro sul video è raggiante. «Lavoro da McDonald ormai da dieci anni e mi sono pure sposato». E la moglie, anche lei con disabilità, con un po’ di commozione guarda in macchina ed esclama: «Dimostriamo tutti che possiamo essere autosufficienti». Anche perché sarebbe un peccato sprecare un capitale umano che «è un valore aggiunto e che produce una professionalità impeccabile: questi ragazzi non arrivano mai in ritardo e non mancano mai», spiega Paola Scarcella della Comunità di Sant’Egidio.
Al termine del video, Mario Marazzati, portavoce dell’associazione, dà la notizia che «dodici dei 23 ragazzi del corso hanno già trovato lavoro e due sono in trattativa». Dario Laurenzi della Laurenzi Consulting, società che ha fornito consulenza enogastronomica per il corso, si è detto addirittura «pentito», arrivando a chiedere scusa per avere avuto pregiudizi in passato sulle capacità lavorative dei disabili. Lo chef Angelo Troiani è netto: «L’esperienza umana che ho avuto con questi ragazzi mi ha insegnato tantissimo». Poi, vince la ritrosia e si sbilancia: «Ho in mente di creare una scuola di cucina dove i ragazzi disabili imparino tutte le manualità del mestiere: ci sarà molta parte pratica».
4 novembre 2011