Petizione per la vita e la dignità
L’iniziativa nelle piazze del Movimento per la vita: raccolta di firme per una petizione europea, all’approssimarsi del 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo di R. S.
All’approssimarsi del 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (10 dicembre), il Movimento per la vita rilancia la raccolta di firme per la petizione europea “Per la vita e la dignità dell’uomo”, che vede la collaborazione dei movimenti per la vita e per la famiglia di tutti i Paesi della Unione europea, per sensibilizzare i cittadini «sulla necessità di restituire all’Unione europea la sua vera identità strettamente collegata alle radici cristiane».
«Una petizione che acquista un significato tutto particolare in questi giorni caratterizzati dalla vicenda di Eluana Englaro», si legge in una nota dell’associazione. Il 20 novembre prossimo, anniversario della Convenzione sui diritti del fanciullo, in 500 piazze d’Italia sarà organizzata una presenza straordinaria e mirata in particolare alla raccolta delle sottoscrizioni di personalità del mondo politico e culturale. L’invito sarà rivolto «a tutti i parlamentari italiani», per i quali sarà predisposto un punto di raccolta in piazza San Lorenzo in Lucina, dalle ore 9.30 alle 13.
La petizione, informa il Movimento per la vita, avrà una duplice conclusione: la prima all’Onu il 10 dicembre, anniversario della Dichiarazione universale, la seconda a Strasburgo a luglio, in occasione dell’avvio della nuova legislatura del Parlamento europeo.
«Noi sottoscritti cittadini europei»: si apre così la petizione, ribadendo che «la dignità umana, la libertà, l’eguaglianza, la solidarietà e la giustizia costituiscono il patrimonio spirituale e morale su cui si fonda l’unione dei popoli europei», come è scritto nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione; sono passati 60 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo la cui efficacia in favore della libertà, della giustizia, e della pace è compromessa se come titolare della dignità e dei diritti non viene riconosciuto ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale; l’Unione europea e il Consiglio d’Europa ritengono loro funzione quella di rispettare e promuovere i diritti umani solennemente proclamati nella “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione” e nella “Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali”; sono peraltro ricorrenti i tentativi di interpretare in modo restrittivo il diritto alla vita omettendo di riconoscerlo all’essere umano concepito e non ancora nato; anche la definizione di famiglia diviene incerta se non la si riconosce come «nucleo fondamentale della società e dello Stato e perciò fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna e dotata primariamente del diritto-dovere di educare i figli».
La petizione afferma il diritto alla vita di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale e «i diritti della famiglia come nucleo fondamentale della società e dello Stato fondato sul matrimonio di un uomo e di una donna che hanno il diritto-dovere di educare i figli». Chiede che «siano adottate tutte le iniziative affinché nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione (art. 2) e nei Trattati in corso di revisione, così come nella “Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali” (art. 2) e nella “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” (art. 3), laddove si riconosce il diritto alla vita di ogni essere umano, si specifichi che tale diritto deve essere riconosciuto fin dal concepimento».
Le altre richieste: «Ogni decisione, raccomandazione, risoluzione, regolamento o direttiva che chiama in causa il diritto alla vita sia conforme al principio che tale diritto deve essere riconosciuto fin dal concepimento; siano sospesi i finanziamenti pubblici della ricerca distruttiva di embrioni umani, come, ad esempio, avviene per effetto del VII programma quadro di ricerca dell’Unione europea; si riconosca come famiglia in senso pieno quella fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna cui deve essere riconosciuto prioritariamente il diritto e il dovere di scegliere l’educazione da dare ai figli».
19 novembre 2008