Pio XII, «sempre fedele al suo popolo»

Nel Braccio di Carlo Magno dei Musei Vaticani una mostra ripercorre il Pontificato di Eugenio Pacelli, a cinquanta anni dalla morte di Giulia Rocchi (Avvenire)

Dalla prima foto all’età di cinque anni alle immagini del corteo funebre del 1958. Passando per i ricordi degli anni trascorsi in Germania come nunzio apostolico, e dei numerosi viaggi in Argentina, Francia, Ungheria, Stati Uniti. Fino al suo impegno di carità negli anni difficili dei due conflitti mondiali e poi della guerra fredda. Ci sono la vita, la spiritualità e l’impegno di Eugenio Pacelli nella mostra “Pio XII. L’Uomo e il Pontificato (1876-1958)”, allestita nel Braccio di Carlo Magno dei Musei Vaticani e inaugurata ieri, 4 novembre, alla presenza di autorità civili ed ecclesiastiche. Nell’esposizione manca solo lo scrittoio a cui l’allora cardinale Pacelli abitualmente si sedeva quando era segretario di Stato vaticano. «Adesso lo utilizzo io, ogni giorno, perché si trova nel mio studio», fa sapere il cardinale Tarcisio Bertone, che oggi ricopre lo stesso incarico.

«Chi di noi potrà dimenticare la ieratica e nobile figura di questo ascetico successore di Pietro?», si chiede il cardinale segretario di Stato. Nessuno, di certo. E se il «dibattito storico non sempre è stato sereno» a proposito dell’operato di Pio XII, osserva il porporato, «il percorso espositivo mira a far luce appieno sulla figura e sul carattere di Papa Pacelli, grazie anche a immagini inedite o poco conosciute e ai suoi scritti». Attraverso le fotografie e i documenti si riscopre, così, il Pontefice «defensor civitatis», un Papa «veramente popolare», che «si è fatto voce concreta del popolo romano – ricorda ancora il cardinale Bertone – restandogli accanto negli anni difficili della Seconda guerra mondiale». Un Pontefice che ha ancora tanto da dire, il cui messaggio «conserva una straordinaria attualità», continua il segretario di Stato. Poi, incalzato dai giornalisti, ha aggiunto: la causa di beatificazione di Pio XII «va avanti come tutte le cause »; «aspettiamo il decreto sull’eroicità delle sue virtù, poi il miracolo. Si vedrà».

«Con questa mostra commemorativa – afferma monsignor Walter Brandmüller, presidente del pontificio Comitato di scienze storiche – vogliamo mettere in dovuta evidenza la figura di Pio XII, nel cinquantesimo anniversario della sua morte, come richiesto anche da Papa Benedetto XVI». Un’operazione quasi necessaria, perché «a partire dal 1962 e dal ’63 – dice il presidente del pontificio Comitato – venne organizzata una campagna diffamatoria nei confronti del Pontefice». L’intento dell’esposizione non è quello di «fare apologia», precisa monsignor Brandmüller, ma «vera ricerca storica» e fornire «un contributo privo di pregiudizi al dibattito storiografico ».

Divisa in nove sezioni, la mostra evidenzia anche il «rapporto con l’arte» di Pio XII, come spiega Giovanni Morello, che ne ha curato l’allestimento: «Per sua iniziativa fu riunita nei Musei Vaticani una raccolta di arte religiosa contemporanea».

Ma a colpire sono soprattutto le immagini del Papa nella capitale, la sua figura accanto al forno nel quale si preparava il pane da distribuire ai cittadini, durante la guerra. Ultimo romano a salire al trono di Pietro, Pio XII ha «riempito di romanità il suo Pontificato», sottolinea don Cosimo Semeraro, segretario del pontificio Comitato di scienze storiche. Concorda il sindaco Gianni Alemanno. «È stato vicino alla città in anni drammatici – commenta –. Speriamo che questa iniziativa sappia restituire il valore di questo rapporto tra il Papa e i romani, e riaffermare un legame che la nostra città non vuole e non può dimenticare».

5 novembre 2008

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