Pirandelliana, la tredicesima edizione
Nel giardino della basilica di Sant’Alessio all’Aventino la rassegna teatrale che propone opere di Luigi Pirandello. Al via con “Sei personaggi in cerca d’autore” di Laura Badaracchi
È appena uscito dall’Accademia di recitazione, durata tre anni: Andrea Carpinteri ha debuttato ieri sera (5 luglio 2011) in “Sei personaggi in cerca d’autore”, allestito dalla compagnia teatrale “La bottega delle maschere” al giardino della basilica di Sant’Alessio all’Aventino. La rassegna teatrale si svolgerà nell’ambito di “Pirandelliana”, giunta alla tredicesima edizione e promossa dal 5 luglio al 7 agosto nel fitto programma dell’Estate romana.
La compagnia, che quest’anno festeggia trent’anni di attività, rappresenterà a sere alterne due famose opere di Luigi Pirandello: oltre ai “Sei personaggi in cerca d’autore” – in scena il martedì, il giovedì e il sabato, sempre alle 21.15 –, dal 6 luglio sul palcoscenico arriverà anche “I giganti della montagna”, commedia del 1936 concepita incompiuta dal celebre scrittore siciliano, in calendario mercoledì, venerdì e domenica (per informazioni dettagliate, www.labottegadellemaschere.it).
«Interpretare un giovane degli anni Trenta ha richiesto un grandissimo impegno e uno studio approfondito», racconta Andrea, che compirà 24 anni a settembre ma ha già alle spalle due parti in film di Pupi Avati, nelle celebri fiction tv “Un medico in famiglia” e “I Cesaroni”, in altre pièces teatrali e anche in un videoclip musicale. Grazie al regista Marcello Amici, «ho imparato a camminare come un ragazzo di quasi un secolo fa, a parlare e portare gli abiti di quei tempi, tenendo sempre ben presente qual è il dramma del mio personaggio e che cosa cerca sul palcoscenico».
«Sono passati novant’anni da quella sera del 10 maggio 1921, quando “Sei personaggi” andò in scena per la prima volta al Teatro Valle di Roma. E ancora oggi gli spettatori hanno un’emozione quando quei sei fantasmi appaiono sul palcoscenico e avviene quel misterioso contatto tra vita e teatro», fa notare il regista, aggiungendo: «I “Sei personaggi” raccontano il meccanismo della creazione, che cosa succede nella fantasia di un autore quando questi immagina una storia e svelano quel patto che è sempre sottinteso al teatro, quella convenzione per cui lo spettatore sa che sul palcoscenico si recita, si sta verificando una finzione e, tuttavia, proprio per il suo mestiere di spettatore, è tenuto a crederci come se ascoltasse una verità».
D’altra parte, commenta Amici, «Pirandello sa che la vita non è rappresentabile e, quando il racconto si completa, chiude senza dar modo di capire se sia stata tragedia vera o no. Perché un personaggio ha veramente una vita sua, segnata di caratteri suoi, per cui è sempre “qualcuno” e, pertanto, la regia ha contenuto la commedia da fare in un palcoscenico metafisico, perché si potesse fare una incisione precisa del teatro nel teatro».
Una palestra di vita, quella calcata sul proscenio: Andrea ne è convinto. «Oggi credo che per alcuni giovani non sia chiaro il senso del mestiere dell’attore: è fatica e sacrificio, non popolarità, serate in discoteca e ospitate in tv, dove si vedono molti personaggi “rubare” i ruoli a persone che hanno studiato per anni con sacrificio e costanza. È un mestiere e, come tale, per farlo bene bisogna impararlo», osserva Carpinteri, convinto che il teatro «sia il punto di partenza per essere grandi attori. Spero che molti giovani interpreti prendano in considerazione il teatro di parola, aiutando il vero teatro a non estinguersi col passare del tempo e con la continua evoluzione tecnologica».
6 luglio 2011