«Preghiera, lavoro e sorriso: il ritratto di Wojtyla»

La testimonianza di Joaquín Navarro-Valls, che ne fu portavoce per 21 anni: «La preghiera, il desiderio più profondo della sua anima» . Il biografo George Weigel: incarnò il dramma del secondo ‘900 di Antonella Pilia

«Pregare, lavorare e sorridere». Usa questi tre verbi Joaquín Navarro-Valls, direttore della Sala Stampa della Santa Sede dal 1984 al 2006, per riassumere la santità di Giovanni Paolo II. Il suo racconto ai giornalisti si nutre di numerosi aneddoti relativi ai 21 anni vissuti in un clima di collaborazione e profonda vicinanza con Papa Wojtyla. Del quale confessa di aver avvertito coscientemente la santità, «poi confermata dal suo pontificato», la prima volta che lo vide pregare. «La preghiera era il desiderio più profondo della sua anima. Quindi, come per noi è respirare, per lui era pregare: da una parte una naturalezza, dall’altra una intensità e una costanza enorme». Capacità che Navarro-Valls poté verificare in prima persona: «Ogni sera, prima e dopo la cena, si fermava nella sua cappella personale a pregare due o tre minuti. Una sera mi fermai anch’io dietro a lui. Passarono cinque, dieci minuti e a un certo punto il Papa scattò indietro e si scusò perché si era scordato che io ero con lui. Era già “decollato” in preghiera». Ancora, nella sua cappella c’era un piccolo inginocchiatoio con una parte che si apriva piena di bigliettini di carta. «Riceveva lettere da tutto il mondo, tutte le miserie del mondo arrivavano da lui» e quei bigliettini contenevano «il nome delle persone, il Paese e l’intenzione» per poter pregare per loro.

Ma la santità di Giovanni Paolo II trapelava anche dal lavoro: «Non sapeva perdere un solo minuto e insieme non aveva mai fretta. Non si vedeva mai ansietà sul suo volto e questo non era solo abilità umana, ma qualcosa che sgorgava dalla sua anima», sottolinea Navarro-Valls ricordando pure la sua grande attenzione verso le persone. Infatti «non risolveva i problemi con la tecnicità, ma immaginava le persone che dovevano vivere la decisione che lui avrebbe preso in quel momento, fossero state in Nuova Guinea, a Buenos Aires o a Toronto». La terza dimensione messa in luce dall’ex direttore della Sala stampa vaticana è quella della «gioia e del buonumore» come pure dell’ironia, che non abbandonarono mai Papa Wojtyla «nonostante la malattia e la gravità dei problemi che arrivavano sulla sua scrivania». Un’allegria che, secondo Navarro-Valls, «non era fisiologica ma era piuttosto la decisione convinta e ragionata di una persona che crede».

Di un «grande maestro dei nostri tempi» parla George Weigel, principale biografo del pontefice polacco, giudicando «coraggiosa e saggia» la decisione di Papa Francesco di canonizzare Giovanni XXIII insieme a Giovanni Paolo II. Se, infatti, il primo intuì «l’importanza del Concilio», fu il secondo a darne un’interpretazione «autorevole e decisiva» come nuova Pentecoste. Papa Wojtyla incarnò tutto il dramma della seconda parte del XX secolo, afferma Weigel, precisando che egli «non solo lo visse, ma cambiò la rotta verso cui si dirigeva l’umanità». Sono tre, per il biografo del Papa polacco, i principali insegnamenti che ci affida: quello dell’amore umano, della dignità di ogni uomo, della sofferenza e della morte. «In un mondo dove si etichettava la vita, se valeva o non valeva, Giovanni Paolo II ci ha insegnato che tutti gli uomini hanno una dignità, che si esprime attraverso il lavoro. In un mondo tanto spaccato e pieno di morte, ci ha insegnato che Gesù ci mostra la sua divina misericordia e che la sofferenza dell’essere umano è stata disposta per la salvezza dell’umanità». In tutto questo, riassume Weigel, «ci ha insegnato che c’è un cammino migliore per l’umanità, che mostrò in tutta la sua vita» e che «”a un secolo di lacrime può seguire una primavera dello spirito umano”», come disse lo stesso Papa Wojtyla nel 1995. Allora «la mia speranza – conclude lo scrittore statunitense – è che questa canonizzazione ci aiuti ad avere maggiori speranze e non ci lasci vivere quelle aspettative tanto basse che sono sia personali che appartenenti al mondo della politica».

28 aprile 2014

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