«Questi fantasmi» all’Eliseo con Giuffrè

Dal 18 dicembre va in scena la commedia di De Filippo. Carlo Giuffrè nei panni del protagonista, «un uomo che vuole avere fiducia in un avvenire diverso» di Toni Colotta

Francesco Rosi, valente autore di molto cinema ma anche apprezzato regista di teatro, consigliava di vedere e rivedere le grandi opere del passato perché da una visione all’altra è la nostra ottica di spettatori a mutare maturando e a rendercele continuamente nuove. Avviene anche per i capolavori teatrali quando la mediazione degli interpreti ne rispetti i valori di fondo. Ed è il caso di “Questi Fantasmi!” che torna in scena, dopo tante edizioni, all’Eliseo dal 18 prossimo e per tutte le feste natalizie.

Eduardo De Filippo scrisse la commedia nel 1945, rappresentandola, proprio su questo palcoscenico l’anno dopo, a guerra finita, mentre ci leccavamo ancora le ferite lasciate dal cataclisma bellico. Nulla sembrava trapelare della realtà che vivevamo (come si era visto nel precedente “Napoli milionaria”. A un più attento esame nel contesto dell’altra creazione eduardiana, si colse un realismo più sottile, portavoce di una situazione esistenziale di incertezza e confusione morale. Pasquale Lojacono, il protagonista, si installa, ad affitto zero, in un palazzo spettrale, ovvero invaso da spettri di antiche tragedie secondo le convinzioni dei vicini. Ai quali, unica clausola d’affitto, deve dimostrare l’inconsistenza di queste credenze dando, da finestre e balconi, i segni di un sereno ménage familiare.

Ma invece in quelle stanze si svolge un dramma reale: la moglie lo tradisce e l’amante, per avere via libera, si finge fantasma che infila in una giacca di Pasquale cospicui «finanziamenti», provvidenziali nella sua indigenza per assicurare il benessere alla consorte. E il beneficiato accetta: crede nei fantasmi o finge di crederci per non vedere la tresca, e così ricavarne vantaggi economici? È qui l’ambiguità che muove il mirabile meccanismo drammaturgico e lo tiene teso fino al sensazionale epilogo. Gli interrogativi intrigano mentre ci divertiamo per gli intrecci comici. Molto si è ricamato, per esaltarlo, sul monologo della tazzina di caffè dal balconcino con un interlocutore invisibile che invece fa da coro, come voce del pubblico.

A incarnarsi in Lojacono, al centro di questo perfetto equilibrio tra umorismo amaro e perfetta comicità, nello scambio di finzione e realtà, nelle riflessioni sulla condizione umana, è all’Eliseo Carlo Giuffrè, veterano da attore e regista di varie interpretazioni del De Filippo. In una bella dichiarazione prespettacolo dice: «Pasquale è il simbolo dell’uomo che, pur essendo consapevole delle brutture della realtà, vuole trasformare i fantasmi cattivi in buoni, perché vuole avere fiducia in un avvenire diverso, in un mondo migliore. Che grandi commedie, che gioia recitarle, che grande piacere ascoltarle».

17 dicembre 2012

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