Rapporto sui diritti dell’infanzia: l’Italia non è un Paese per bambini
Solo 13 bimbi su 100 nella fascia 0-3 anni accolti nel 2012 dai servizi pubblici. Situazione ancora più difficile al Sud. La denuncia del Gruppo Crc nell’indagine presentata al ministro Poletti di R. S.
Al 1° gennaio 2013 i bambini in età compresa tra gli 0 e i 3 anni in Italia erano 2.171.465, di cui 1 su 5 con almeno un genitore straniero. Ma per molti di loro mancano le risorse e di conseguenza i servizi: solo il 13,5% di bambini in questa fascia di età, nel 2012, ha trovato ad accoglierli servizi per l’infanzia e asili nido. Al Sud e nelle isole la situazione è ancora più difficile: maglia nera per la Calabria con solo il 2,5% di bambini che hanno accesso ai nidi, seguita dalla Campania che raggiunge quota 2,8%.
La denuncia arriva dal 7° Rapporto su “I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia”, a cura del Gruppo Crc (Convention on the Rights of the Child), presentato ieri, martedì 17 giugno, alla presenza del ministro per il Lavoro e le politiche sociali Giuliano Poletti, e del Garante per l’infanzia e l’adolescenza Vincenzo Spadafora. Il ritratto di un’Italia ancora lontana dagli obiettivi europei nelle politiche per l’infanzia, dove, ad esempio, ancora troppi piccoli nella fascia di età 0-5 anni fuori dalla propria famiglia d’origine vengono accolti nelle comunità e non affidati alle famiglie. Certamente non un “Paese per bambini”. A confermarlo è Arianna Saulini di Save the Children, coordinatrice del Gruppo Crc, che mette in rete 87 associazioni italiane impegnate nella tutela e promozione dei diritti dell’infanzia nel nostro Paese. «Il 2014 – dichiara Saulini – rappresenta il terzo anno consecutivo senza un Piano nazionale infanzia. Oggi – ha dichiarato illustrando i dati del Rapporto – presentiamo la fotografia dello stato dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia e purtroppo le cose non sono migliorate rispetto agli anni scorsi. Abbiamo voluto porre l’accento in particolare sulla condizione dei bambini nella fascia di età tra gli 0 e i 3 anni, perché più di tutti pagheranno nel loro futuro la mancanza di politiche di sostegno all’infanzia, con il rischio di non poter sviluppare al meglio il proprio potenziale».
Fra i dati più allarmanti, per i curatori della ricerca, proprio l’uso «preoccupante e ancora troppo consistente dell’inserimento in comunità di bambini piccolissimi, sin dal loro primo collocamento»: 14.991 dei 29.388 temporaneamente fuori dalla propria famiglia di origine. 594 in più di quelli dati in affidamento familiare, nella metà dei casi a parenti. «È necessaria un’inversione di tendenza».
18 giugno 2014