Realtà e laicismo: doppio registro

La nota settimanale del Sir sui temi affrontati nella prolusione dal presidente della Cei, che ha ribadito l’affettuosa vicinanza al Santo Padre da Agenzia Sir

Il viaggio in Africa di Benedetto XVI lo ha dimostrato in modo palese: c’è una sorta di doppio registro tra la realtà delle cose e le precompressioni di un certo laicismo. Mentre il Papa si apprestava ad un vigoroso appello all’Africa, ad una precisa denuncia, e a disegnare orizzonti concreti di speranza e di futuro, media, istituzioni e politici di diversi Paesi europei si concentravano su una questione – i preservativi – “che francamente non aveva ragione d’essere».

In questo senso l’Italia – e le forze politiche italiane – si sono distinte in positivo, quando non hanno fatto eco al piccolo coro del preteso politicamente corretto. È partito di qui, da una vicinanza affettuosa e motivata al Papa, il cardinal Bagnasco, aprendo i lavori del Consiglio permanente della Cei. Rilancia così, in particolare a proposito della vicenda dei lefebvriani e della lettera papale del 10 marzo «la migliore tradizione del nostro cattolicesimo: stare con il Papa, sempre e incondizionatamente».

Che non significa non avere consapevolezza dei problemi ma affermare la fiduciosa certezza di stare in questo modo dalla parte della persona e, in particolare, proprio dei più deboli. Al fondo di reiterati e, dunque, un po’ marchiani tentativi di mettere il Papa in difficoltà, Bagnasco constata un tema sempre vivo, la questione del secolarismo.

C’è il radicato disegno di affermare l’irrilevanza del cristianesimo e, in particolare, del cattolicesimo, tanto più da quando Benedetto XVI si è fatto paladino della riaffermazione della “religione secondo ragione”. Il presidente della Cei sottolinea le alternative visioni antropologiche e «una diversa concezione della libertà».

Qui è forse il punto: la contrapposizione, nella pratica, nella vita quotidiana e, dunque, anche nella legislazione e negli indirizzi sociali tra l’idea di una libertà “per il bene dell’uomo”, correlata con gli altri fondamentali valori, e l’idea della libertà individuale «come valore assolutamente primo», priva di relazione, legge a se stessa.

In questo caso il monito del cardinal Bagnasco è molto preciso, contro «un nichilismo gaio e trionfante, in quanto illuso di aver liberato la libertà, mentre semplicemente la inganna rispetto ad una necessaria e impegnativa educazione della stessa». Ecco il senso delle critiche al Papa, il tentativo di confinarlo nell’irrilevanza, proprio mentre l’opinione pubblica occidentale sta misurando le contraddizioni di un certo radicalismo libertario, nel suo esito appunto nichilistico, di cui l’eutanasia è esito e metafora tragica, come dimostrano i dibattiti di queste settimane.

Il confronto però è aperto, la partita merita di essere giocata, superando ogni complesso di «rassegnazione culturale». La comunità ecclesiale ne ha le risorse, proprio per il suo radicamento alla concretezza della vita della gente e per la forza di una fede di popolo.

24 marzo 2009

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