«Rischiare sull’educazione alla gioia della fede»

La relazione di mons. Mauro Parmeggiani alla serata inaugurale del convegno ecclesiale diocesano, lunedì 5 giugno di Federica Cifelli
Il testo integrale dell’intervento

La necessità di un progetto unitario di educazione alla gioia della fede per le giovani generazioni. La pastorale giovanile e la pastorale familiare nella nostra comunità ecclesiale. La pastorale scolastica e l’educazione alla fede per i ragazzi dai 14 ai 19 anni. La pastorale universitaria: educare alla gioia della fede a partire dal vissuto dei giovani dai 20 ai 30 anni. La pastorale vocazionale: dimensione essenziale dell’educazione alla gioia della fede delle giovani generazioni. Sono i 5 ambiti sui quali si concentreranno, questa sera, i gruppi di studio nei quali si suddivideranno i partecipanti al convegno ecclesiale diocesano.

Li ha illustrati ieri sera mons. Mauro Parmeggiani, segretario generale del Vicariato, presentando, dopo aver ascoltato le parole del Papa, il risultato della preparazione alle tre serate di convegno, che si concluderanno giovedì 8 giugno con la relazione del cardinale Ruini. I temi dei gruppi di studio, ha spiegato mons. Parmeggiani, sono «alcune priorità che cercheremo di tenere presenti nella nostra azione pastorale a partire dal prossimo anno 2006/2007». In continuità con «quell’unico cammino pastorale» che la diocesi ha intrapreso negli ultimi anni attraverso la scelta di una «pastorale integrata» attenta alla dimensione missionaria della Chiesa, a quella vocazionale, alla famiglia. «Pare chiaro che, oggi più che mai, occuparsi di nuove generazioni significa interessarsi alla famiglia, la quale è chiamata ad essere la prima educatrice delle nuove generazioni, dalla cui armonia dipende il futuro più o meno sereno dei figli; e occuparsi di famiglia significa interessarsi ai giovani che ad essa si preparano accompagnandoli fin dalla più tenera infanzia a scoprire la bellezza dell’amore familiare».

L’obiettivo dunque è fare un passo ulteriore di «impegno evangelizzante» verso le nuove generazioni. Tanto più urgente vista la «società liquida», come l’ha definita mons. Parmeggiani citando il sociologo Baumann, nella quale si trovano a gettare le basi della loro vita. «Una società priva di qualsiasi fondamento valoriale “solido” condiviso da tutti, che ha come sua origine il relativismo», contrassegnata dal ruolo egemonico dell’economia, il cui sviluppo «esigeva l’eliminazione di qualsiasi realtà che rimandasse a qualcosa di “stabile”, di “solido”, di “eterno” che sarebbe stato d’intralcio all’espansione del potere economico. E così l’emarginazione del “sacro” e della “tradizione”, intesa come sedimento del passato nel presente, era per questa ragione inevitabile».

Nella serata di oggi, dunque, spazio al dibattito nei gruppi, che «saranno la base del nostro programma pastorale per l’anno 2006-2007», ha spiegato ancora il segretario generale del Vicariato. Occorre, ha ribadito, «rischiare sull’educazione alla gioia della fede, e sappiamo che educare alla fede e alla vita sono termini per noi coincidenti. Pare impresa assai ardua se non impossibile, ma siamo anche certi di quanto ricordava ai giovani riuniti a Tor Vergata il Servo di Dio Giovanni Paolo II, ossia che è certamente difficile vivere da cristiani nel 2000 ma non è impossibile, con la Grazia di Dio».

6 giugno 2006

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