«Riscoprire la virtù contro la crisi educativa»

La conclusione dei “Dialoghi in cattedrale” nella basilica lateranense. Le riflessioni del sociologo Frudà e del filosofo Botturi, introdotte dal cardinale vicario di Nicolò Maria Iannello

L’analisi di un sociologo e la riflessione di un filosofo sulla necessità che l’uomo contemporaneo ritorni a compiere azioni virtuose. Dopo la tappa sulla nostalgia di Dio nell’attuale panorama culturale e la meditazione sulla ricerca della verità a partire dal volume di Benedetto XVI su Gesù di Nazaret, “Il ritorno della virtù. Un progetto educativo per la città” è il tema dell’ultimo appuntamento per il ciclo 2011 dei “Dialoghi in cattedrale. Protagonisti dell’incontro, svoltosi ieri sera (giovedì 7 aprile 2011) come di consueto nella basilica di San Giovanni in Laterano, Luigi Frudà, docente di metodologia e ricerca sociale presso la facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza, e Francesco Botturi, professore ordinario di filosofia morale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

«Un argomento che suscita meraviglia perché estraneo alla società odierna». Con queste parole il cardinale vicario Agostino Vallini introduce la serata, sottolineando tra l’altro «l’impegno della Chiesa di Roma nel proporre un ritorno della virtù nei circuiti riflessivi della città». Poi la parola passa al sociologo, che definisce il suo intervento «un tentativo pragmatico di ipotizzare un progetto educativo che dia priorità alla virtù in un contesto complesso come quello metropolitano». Ma prima, chiarisce che cosa si intenda per virtù: «Un esercizio pratico che trova un suo territorio elettivo nella relazionalità sociale».

In quest’ottica, il primo nucleo in cui si deve intercettare l’esercizio delle virtù, secondo Frudà, è la famiglia, quel «perimetro entro il quale si incardinano le pratiche quotidiane della nostra vita». Ma la famiglia, dall’analisi proposta dall’accademico, appare «in profonda trasformazione, impoverita sul piano morale, progettuale e relazionale». Davanti a famiglie con persone over-65 – in Italia, ricorda Frudà, l’indice di vecchiaia è oggi pari 132,5 rispetto al 46,1 degli anni Settanta – senza prole o con un solo figlio, sempre meno stabili e polimorfe, in cui prevalgono spinte individualistiche, sono molti gli interrogativi cui rispondere. Soprattutto da parte della politica si attendono «interventi virtuosi che attivino servizi di sostegno alla maternità, agli anziani, per controbilanciare l’aumento di spinte egoistiche con l’incremento di azioni solidaristiche rivolte alla scoperta degli altri e del bene comune».

Dalla prassi a un possibile modello da perseguire, a partire dalla rivalutazione del concetto di persona. A proporlo il filosofo, Francesco Botturi secondo il quale il mondo moderno ha «progressivamente rimosso la virtù dai suoi discorsi, rinunciando a una bellezza cui tendere». Un simile stato di cose è indice della «crisi antropologica in cui versa il soggetto, incapace di raccogliere il proprio vissuto in una unità di senso, immerso in una sindrome culturale che separa e oppone razionalità e affettività e rivendica la libertà individualista». Tutto ciò a scapito di una «riconsiderazione pratica del soggetto umano in azione quale soggetto protagonista, costruttore della propria personalità e agente benefico per il suo ambiente umano». A concludere l’incontro, una riflessione sul ruolo delle agenzie educative nell’insegnamento delle virtù che, a detta dei relatori, «devono rimarcarne la concretezza, facendone fare esperienza».

8 aprile 2011

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