Roma e l’Oriente, l’impegno di don Andrea
In Campidoglio l’iniziativa per ricordare don Santoro, e presentare ufficialmente il libro dello storico Augusto D’Angelo di Gianluigi De Palo
«Il ricordo di don Santoro non passa. I preti non fanno notizia, o meglio fanno notizia solo quando c’è da criticarli. Per don Andrea è diverso. Questo libro non è altro che la storia di un prete e di un prete romano. La storia di don Andrea è la storia dei tanti sacerdoti che hanno fatto grande la nostra città tra obbedienza e creatività». Così lo storico Andrea Riccardi, docente all’università di Roma Tre, ha ricordato la figura di don Andrea Santoro, di cui si è parlato ieri nella Sala della Protomoteca del Campidoglio, a pochi giorni dall’anniversario della morte. Durante la giornata, a cui sono intervenuti il cardinale vicario Camillo Ruini e il sindaco di Roma Walter Veltroni, è stato presentato il libro “Don Andrea Santoro. Un prete tra Roma e l’Oriente”, dello storico Augusto D’Angelo.
Dal testo di D’Angelo si evince chiaramente l’evoluzione spirituale di don Andrea negli anni ‘90. Una crescita sempre maggiore nella fede a partire dalla lettura della Bibbia e dall’attenzione alla liturgia. «Sotto la polvere della Turchia – ha continuato il fondatore della Comunità di Sant’Egidio – tra i frammenti di quel cristianesimo per molti anni perseguitato, c’è storia, memoria e forse futuro. La Turchia rappresenta l’alterità. Ma per don Andrea non è stata solamente una terra di missione, ma anche il deserto nel quale cercare la voce di Dio».
“Abitare” è la parola chiave per comprendere la scelta di don Andrea che lascia tutto per svolgere il suo ministero in una terra lontana, con pochissimi cristiani. «Santoro è andato lì – ha proseguito Riccardi – perchè per il genio cattolico il quasi nessuno diventa qualcuno. La sua testimonianza mi colpisce soprattutto perchè ci mostra che è possibile cominciare una nuova vita a 55 anni. Che è possibile migliorarsi nella fede in età matura fino al martirio che in lui diventa uno dei più alt gesti d’amore possibili».
Il cardinale Ruini – che conosceva bene don Andrea – nell’omelia del suo funerale ha parlato in più occasioni della sua sana e matura inquietudine. E proprio questa insofferenza ha colpito il sindaco Veltroni, che non è voluto mancare alla presentazione del libro. «Anche a me – ha spiegato – risuonano ancora nella testa quelle parole, che sottolineano la sensazione di non bastare a se stessi, di voler fare qualcosa di grande, di voler portare la propria fede altrove, di cercare un luogo in cui abitare con Dio. C’è qualcosa di molto bello e di molto laico in questo».
Il sindaco ha inoltre ricordato l’affetto che la città ha tributato lo scorso anno al sacerdote ucciso i giorni prima del funerale. «Ricordo con grande commozione la folla silenziosa e composta – ha sottolineato il primo cittadino – che, nella parrocchia dei Santi Fabiani e Venanzio, portava il suo saluto al vecchio parroco. Rimasi colpito, ma non sorpreso dell’intensità del dolore dei parrocchiani e dalla forza della famiglia. Solamente comprendendo quell’abbraccio possiamo comprendere la città di Roma».
«Don Santoro – ha concluso – era un prete romano, di quelli che ogni giorno visitano e abitano i luoghi della sofferenza e senza i quali anche le istituzioni potrebbero fare ben poco».
L’autore, al termine della serata ha detto: «La grande affluenza di quest’oggi mi conferma che la storia di don Andrea merita di essere raccontata. Questo libro vuole essere il racconto di una vita nella sua interezza e non solo di quel pezzetto del puzzle che conosce la maggior parte delle persone. Vuole essere il quadro di insieme della vita di un uomo universale che aveva chiara la consapevolezza di una vocazione di prete romano».
1 febbraio 2007