Roma, nidi e scuole dell’infanzia travolti dagli scioperi: ecco perché

Assemblee e proteste almeno una volta a settimana. Tra le ragioni, il taglio al “salario accessorio” e la riorganizzazione del servizio. Ottimizzazione e produttività le parole d’ordine di Redattore Sociale

La scuola non è ancora finita, ma per le famiglie romane sono iniziate le “prove generali”: al ritmo di un’assemblea sindacale a settimana e di scioperi che potrebbero diventare periodici, infatti, i nidi e le scuole dell’infanzia comunali offrono dalla fine di aprile un servizio “a singhiozzo”. In questa settimana, per esempio, un ingresso posticipato di ieri per via di un’assemblea ha preceduto lo scopero di mercoledì 14 maggio indetto da Usb che ha lasciato a casa intere classi di bambini, con inevitabili disagi per le famiglie, costrette a mettere in campo tutte le loro risorse, economiche e umane, per fronteggiare l’emergenza.

Ma quali sono le ragioni della mobilitazione, alla quale si registra evidentemente un’adesione straordinaria? La questione generale, che insegnanti ed educatrici condividono con tutto il personale dipendente da Roma Capitale, è il “salario accessorio”, quell’indennità integrativa che il governo vorrebbe riordinare e, almeno in parte, tagliare. Emergenza rientrata con la notizia della firma della circolare che garantirà l’erogazione dell’indennità ancora per il mese di maggio. Garanzia ritenuta insufficiente e insoddisfacente dai sindacati di base, che non hanno quindi revocato lo sciopero del 14 maggio, mentre non si farà, probabilmente, quello programmato da Cgil, Cisl e Uil per lunedì 19.

Dietro la protesta dei dipendenti di nidi e scuole dell’infanzia, c’è però un’altra questione, specifica per il loro settore, di cui trapelano ancora poche notizie: il progetto di un “nuovo impianto organizzativo dei servizi educativi e scolastici di Roma Capitale”. Una riforma che comporterebbe, di fatto, la riscrittura del “contratto decentrato” (quello che regola il rapporto di lavoro tra l’amministrazione comunale e il personale), modificando, o per alcuni “sconvolgendo”, orari e turni di lavoro, come pure organizzazione del servizio e rapporti interni ai gruppi educativi. Con ricadute negative, secondo il personale aderente alla mobilitazione, sulla qualità dello stesso servizio educativo e quindi sui bambini stessi.

Tra le novità principali, c’è la modifica dei turni di lavoro e, in particolare, l’introduzione di un meccanismo di “allungamento dell’orario” in entrata o in uscita, al fine di coprire le esigenze della struttura anche in assenza di personale: questo, naturalmente, a scapito del personale precario che oggi viene impiegato per le sostituzioni. Altro elemento d’innovazione è l’introduzione di figure educative con funzione di “referente”: il personale si distinguerebbe così in educatrici, educatrici referenti e funzionari educativi, con relativi compiti e retribuzioni. “Ottimizzazione” e produttività” sono le parole d’ordine della riforma, fortemente osteggiata dai sindacati, Usb in testa.

«L’amministrazione manda a casa migliaia di precari in tempi di disoccupazione e crisi economica – commenta Daniela Volpe di Usb Roma – spremendo chi lavora. Dall’altra parte, distribuisce risorse ai livelli dirigenziali, rompendo peraltro l’orizzontalità del rapporto di lavoro e mandando in frantumi il gruppo educativo».

15 maggio 2014

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