Roncalli, un bergamasco nel cuore di Roma
A 50 anni dall’elezione di Papa Giovanni XXIII, un convegno in Campidoglio ha ricordato il legame con l’Urbe di questo pastore dal respiro “universale” di Gianni Santamaria (Avvenire)
C’è un pezzo di Bergamo nel cuore della Capitale. E il suo figlio più noto, Giovanni XXIII, ne è l’emblema. Uomo legato alla sua terra, vescovo di Roma, pastore aperto alla mondialità, Angelo Roncalli è stato ricordato sabato (11 ottobre) in Campidoglio – per i 50 anni dall’elezione – su iniziativa del Vicariato di Roma e dell’Arciconfraternita dei Bergamaschi nell’Urbe. A intervenire il cardinale vicario Agostino Vallini, il vescovo di Bergamo Roberto Amadei e Giovanni Maria Vian, direttore de L’ Osservatore Romano.
In realtà l’allora patriarca di Venezia fu chiamato al soglio il 18 ottobre. Ma sabato a Milano e Bergamo cadeva la memoria liturgica, fissata al giorno in cui si aprì il Concilio, 11 ottobre 1962. Gremita l’aula Giulio Cesare, con i banchi consiliari in parte occupati dal coro “Cantate Domino” della parrocchia romana della Trasfigurazione, una delle tre affidate alla cura pastorale di sacerdoti orobici. In prima fila due testimoni dell’Ostpolitik roncalliana: i cardinali Giovanni Coppa e Achille Silvestrini. Numerosi i diplomatici, soprattutto di nazioni in cui Roncalli operò: Honduras, Cipro, Bulgaria, Turchia, Francia, Italia.
Prima di arrivare agli orizzonti mondiali dischiusi dal «Papa buono» (ma non «ingenuo» o troppo «ottimista» hanno sottolineato Amadei e Vian nelle loro ricostruzioni storiche), è toccato a Vallini parlare del legame fortissimo tra Roncalli e Roma. Lo muoveva – ha detto il porporato la – «convinzione» che «è il munus di vescovo di Roma che determina quello di Pontefice » e quindi volle esercitare il suo ruolo di vescovo «in modo non simbolico». Uno stile ‘tridentino’, espresso nei gesti subito compiuti: visita al Seminario, apertura dell’anno accademico della Laterenense, indizione del Sinodo, visita alle parrocchie, centralità di San Giovanni come cattedrale e ristrutturazione del vicino Palazzo. Fino al celebre “discorso della luna”, in cui si rivolse ai romani come «figli». Per non parlare del Natale con i piccoli ricoverati al Bambin Gesù e i carcerati di Regina Coeli, momenti che – ha detto il pro-sindaco Mauro Cutrufo, portando il saluto del primo cittadino Gianni Alemanno – sono ancora impressi nel cuore dei romani.
La ventata di novità, la capacità di essere uomo di pace in tempi di guerre e tensioni, di vedere il bene nell’altro, di dialogare con gli altri cristiani e oltre i confini della Chiesa – derivate dall’esperienza tra gli ortodossi e nelle laiche Turchia e Francia – Amadei l’ha ricondotta alla centralità che per Roncalli aveva la misericordia. «Filo conduttore della sua esistenza fu l’assimilazione a Gesù Cristo, dalla cui misericordia si sentiva avvolto». Vian, infine, ha ricordato la sinergia in corso tra il suo giornale e l’Eco di Bergamo, che tutte le domeniche escono insieme in vista della ricorrenza del 28. Ha, poi, evidenziato alcuni tratti dell’apertura al mondo di Roncalli. Il suo «patriottismo umano». E il mettere sempre in guardia dai due mali, che – scriveva – « attossicano il mondo»: nazionalismo e laicismo.
13 ottobre 2008