San Mauro Abate, comunità mobilitata per “Uno di noi”

Nella parrocchia del Laurentino la missione pastorale a servizio dei più deboli passa anche attraverso l’adesione alla campagna per il riconoscimento del diritto alla vita del concepito di Daniele Rocchi (Agenzia Sir)

Il sito della campagna Uno di noi

«Tutti gli ospiti che giungono in monastero siano ricevuti come Cristo, poiché un giorno egli dirà: “Sono stato ospite e mi avete accolto”»: si legge così nel capitolo 53 della Regola di san Benedetto. Un’indicazione fatta propria dalla parrocchia di San Mauro abate, che del santo di Norcia fu prima discepolo e poi successore alla guida dei cenobi di Subiaco. Sin dalla sua fondazione, sono passati ormai trentatré anni, la parrocchia, 42mila abitanti, è stata un segno di accoglienza e di apertura per tutti. Non è un caso che a salutare coloro che vi entrano sia una Croce alta 10 metri che dispiega le sue braccia come ad abbracciare e benedire tutto il quartiere, quel Laurentino-Fonte Ostiense nato alla fine degli anni Settanta come complesso molto vasto di case popolari che ha subìto, a seguire, l’insediamento forzoso degli abitanti delle baraccopoli che il Comune di Roma andava smantellando in diverse zone della città. Un fatto che ha creato, all’inizio, molte tensioni sociali perché gli ex baraccati mal sopportavano il nuovo habitat, gli assegnatari, circa 12mila, delle case popolari temevano di vedersi occupare gli agognati appartamenti e anche i proprietari delle case in cooperativa mal tolleravano la vicinanza del cosiddetto “popolo delle baracche”.

«La parrocchia, allora, divenne un punto di riferimento e di allentamento delle tensioni sociali più o meno latenti e favorì l’avvicinamento delle persone – racconta oggi monsignor Giancarlo Graziano, che di san Mauro è il parroco da 33 anni -. Divenne una sorta di piazza del quartiere, dove la gente poteva trovarsi e costruire rapporti sociali e di amicizia. Si trattava di far nascere le radici a un quartiere appena nato e con una popolazione molto eterogenea. Ricordo che fare catechismo a turno all’interno delle abitazioni, la parrocchia non aveva ancora una sede, aiutò le famiglie a conoscersi e a far cadere i tanti pregiudizi che regnavano». Da piazza a casa il passo fu breve: «La visita di Giovanni Paolo II, il 9 maggio 1982, che celebrò la Messa nella piazza antistante lo stanzone adibito a spazio liturgico, diede la scossa per la costruzione di una vera chiesa che fu consacrata il 1° novembre 1990». Da quel momento la comunità ecclesiale è cresciuta e si è arricchita. «Avere una chiesa – spiega il parroco – ci ha spinto ad aprirci ulteriormente, ad accogliere ancora di più, a ricevere chi aveva bisogno». Un’accoglienza che ha, oggi ancora di più, le braccia di tanti fedeli, giovani e meno giovani, che appartengono a diversi gruppi e aggregazioni laicali. «Le pietre vive di questa chiesa», come le definisce il parroco, «impegnate nell’edificazione della casa comune e nel darle un fondamento spirituale. Questo è il senso dell’impegno di gruppi come Padre Pio, Il Cenacolo che fa riferimento alla mistica calabrese Natuzza, e delle Comunità neocatecumenali, ben 15, per un totale di 600 persone. Ma non dimentichiamo anche i Cavalieri di Malta e la Comunità di Sant’Egidio». E i frutti si vedono: dal 1990 ad oggi sono nate 14 vocazioni sacerdotali. Gli ultimi due ordinati lo scorso 21 aprile da Papa Francesco.

Una comunità viva che ha fatto della difesa della vita e della famiglia un suo tratto caratteristico, favorita anche dalla presenza del Cammino neocatecumenale che a san Mauro arriva sin da subito, dal 1981, per «la sentita esigenza di catechizzare la gente» ricorda monsignor Graziano, che del Cammino fa parte essendo anche padre spirituale e confessore al seminario Redemptoris Mater. «In parrocchia un aiuto concreto alla vita è offerto anche dal Centro Betania, che attraverso laici qualificati fornisce sostegno a coppie in difficoltà, dal Movimento per la vita e dal Centro di aiuto alla vita (Cav) che si rivolgono a mamme in attesa e con problemi per portare avanti la gravidanza. Non è un caso che le più attive siano proprio quelle donne che hanno saputo superare il dramma di un aborto e oggi portano la loro esperienza ad altre. Quanti aborti sono stati evitati e quante coscienze pacificate!». Impegno cui non si sottraggono gli appartenenti al Cammino che hanno preso in carico la raccolta firme per la campagna “Uno di noi” (www.oneofus.eu) che punta ad almeno un milione di adesioni per chiedere alla Commissione europea di riconoscere il diritto alla vita del bambino concepito e non ancora nato.

«Una prima raccolta è stata fatta il 10 marzo scorso, giornata scelta dalla diocesi di Roma per promuovere la firma della petizione – spiega il parroco -. Sono stati allestiti, al termine di ogni celebrazione, dei banchetti con documenti e brochure per sensibilizzare i fedeli al tema della difesa della vita. Abbiamo parlato con tante persone e abbiamo costatato un grande interesse e le firme raccolte sono state alcune centinaia». Una mobilitazione che sta proseguendo. «Il Cammino ha distribuito presso le sue comunità i fogli per le firme che vengono raccolte casa per casa, con un tam tam che speriamo porti molte adesioni. L’appuntamento, adesso, è per domenica 12 maggio, Giornata nazionale di raccolta, quando in parrocchia avremo anche l’amministrazione della Prima Comunione. Metteremo di nuovo i nostri stand pro-vita e cercheremo di sensibilizzare quanta più gente possibile. È importante che la difesa della vita, dal concepimento alla morte naturale, diventi una cultura, uno stile di vita. Nei nostri corsi per fidanzati, pre-matrimoniali e per coppie in difficoltà, questo tema viene ampiamente discusso con esperti scelti ad hoc. L’accoglienza, l’ospitalità comincia dai più bisognosi e dai più deboli. Come l’embrione oggi”. Ritorna, allora, alla mente il monito benedettino che invita a ricevere gli ospiti come fossero Cristo in persona: «C’è forse un ospite più grande di un embrione? Accoglierlo significa accogliere la vita. Anche con una firma è possibile», saluta sorridendo monsignor Graziano.

8 maggio 2013

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