San Mauro Abate

Celebrati i primi 25 anni della comunità del Laurentino, al servizio di un territorio che conta oltre 9mila famiglie di Gianluigi De Palo

Il pomeriggio è sempre un via vai di persone e nel parcheggio antistante la chiesa i ragazzi scherzano tra di loro, scambiando due parole prima di tornare a casa per cena. «Se non ci fosse – sorridono – bisognerebbe inventarla». La parrocchia di San Mauro Abate è da venticinque anni al servizio del territorio, diventando nel tempo un punto di riferimento per credenti e non credenti. Il primo novembre del 1980 mons. Giancarlo Graziano celebrava nei locali di un negozio ancora da ristrutturare, preso in prestito dalle Acli, la prima messa. Venticinque anni dopo, con qualche ruga sul viso, il parroco è ancora lui. Tante cose sono cambiate, ma l’entusiasmo, l’energia e la passione, sono quelli di una volta. «Auguro a tutti i sacerdoti – dice – di fare l’esperienza dell’implatatio ecclesiae, di arrivare un giorno in un quartiere ancora da costruire e cominciare a seminare la Parola del Signore con piccoli gesti quotidiani».

In questi giorni, infatti, la parrocchia ha celebrato il suo 25° anniversario di fondazione, coinvolgendo nella festa l’intero quartiere. «Negli anni – racconta Andrea, un giovane – abbiamo fatto esperienze molto forti che ci hanno legato sempre di più. Ricordo i primi incontri del nostro gruppo: abbiamo cominciato col vederci una volta al mese. Eravamo al massimo una decina. Pochi, ma buoni. Era difficile non scoraggiarsi, ma ora sappiamo di aver messo la prima pietra di un futuro che si è rivelato fecondo di persone e di fede». Nella parrocchia non mancano le attività, ma non si può certo negare l’importanza del Cammino Neocatecumenale. «Abbiamo 16 comunità – spiega Franco – che ci permettono ogni giorno di sperimentare la potenza di Dio attraverso il cambiamento delle nostre vite e vedendo i nostri rapporti familiari risanati». Un vero e proprio motore portante, come le ha definite il cardinale vicario Camillo Ruini celebrando la messa solenne per i venticinque anni di fondazione, lo scorso sabato pomeriggio.

Erminia per tanti anni è stata catechista. Tutto cominciò quando il parroco, molto tempo fa, la incontrò per strada e le chiese di dare una mano nella formazione dei giovani. «Per me fu come una chiamata. L’inizio di un cammino di approfondimento e di crescita spirituale. In questi anni questa parrocchia è maturata moltissimo grazie al grande lavoro del parroco e dei sacerdoti che sono passati di qua. Si respira un’aria gioiosa e di partecipazione». E non è l’unica a pensarla in questo modo: “È un luogo accogliente – spiegano Paolo e Francesca – . È come l’abbraccio di una madre e in un quartiere popolare e difficile come il nostro non è poco. È il punto di riferimento per molti che non sanno dove chiedere aiuto».

La parrocchia di San Mauro Abate è inserita in un contesto territoriale molto esteso, alla periferia sud-ovest di Roma, nel quartiere Laurentino. «Fino a qualche anno fa – spiega il parroco – c’erano solamente prati a pascolo e gli undici ponti. Poi sono venute le cooperative edilizie e le case popolari. Nel quartiere vivono 30-35 mila abitanti, per un totale di oltre 9mila famiglie, 4mila delle quali si muovono nell’orbita parrocchiale». Dal 1990, con la nascita della nuova struttura parrocchiale, anche le attività oratoriali si sono moltiplicate, così come il numero dei volontari. Attorno all’oratorio ruotano mediamente 190 bambini e ragazzi, distribuiti su diverse aree di intervento: dal calcetto al teatro, dalla scuola di chitarra alla ginnastica. E per sostenere le numerose attività, oltre al servizio dei sacerdoti, non è mancata la fattiva collaborazione di molti laici che, formati debitamente, portano avanti i gruppi creatisi in questi anni. Da quello di preghiera di San Pio fondato quindici anni fa e che approfondisce gli insegnamenti dal frate di Pietrelcina attraverso il Rosario, al gruppo “Tobia e Sara” per le coppie, che si propone di affiancare i giovani sposi nella crescita della loro spiritualità coniugale; dalle attività sportive e di socialità attraverso il Csi e le Acli, a quelle caritative che vedono impegnate la Caritas, la Comunità di Sant’Egidio e i Gruppi Vincenziani. Non meno importanti sono la decina di vocazioni che il Signore ha suscitato in questi anni nell’ambito parrocchiale, alcune delle quali hanno portato già al presbiterato, al diaconato e alla vita religiosa: «La nostra – continua don Graziano – è stata una parrocchia-laboratorio per i presbiteri che sono venuti a prestare il loro servizio. Con il loro esempio e aiutati dal centro vocazionale parrocchiale, molti ragazzi hanno cominciato a sentire che il Signore li chiamava».

11 novembre 2005

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