San Pancrazio
A Monteverde una comunità che, dopo otto anni di lavori di ristrutturazione, è pronta a ripartire con tante idee da realizzare di Gianluigi De Palo
Dopo otto anni di lavori di ristrutturazione, la parrocchia di San Pancrazio è pronta a ripartire. Gli ingredienti ci sono tutti: un parroco giovane e pieno di entusiasmo e una bellissima basilica con gli spazi che aspettano solo di essere valorizzati: «Dopo il grande sforzo di questi ultimi anni in cui siamo stati impegnati nella ricostruzione e nel restauro della chiesa e dei locali parrocchiali, adesso abbiamo tante idee che vogliamo cercare di realizzare». Padre Karol Milewski, carmelitano scalzo, polacco originario di Danzica ha gli occhi raggianti mentre immagina il futuro della sua parrocchia.
«Questa zona di Monteverde vecchio – spiega – è abitata da circa 9mila anime. Molti sono gli anziani e quando facciamo la benedizione delle case ci accorgiamo che ci sono parecchie famiglie di religione ebraica, circa il dieci per cento». I giovani, come spesso capita, sono costretti ad emigrare in cerca di quartieri meno agiati: «Molti dei nostri animatori, infatti, sono cresciuti in parrocchia, ma ormai abitano in altre zone di Roma».
Importante è il culto del Santo cui è dedicata la basilica. Il giovane Pancrazio, nato verso la fine dell’anno 289 dopo Cristo, a Sinnada, cittadina della Frigia, provincia consolare dell’Asia Minore che, rimasto orfano venne ad abitare a Roma. Qui, presto venne in contatto con la comunità cristiana. La scoperta di Dio e di Cristo infiammò talmente il cuore del giovane da chiedere in breve tempo il Battesimo e l’Eucaristia. Scoppiò nel frattempo la persecuzione di Diocleziano e anche Pancrazio fu chiamato a fare sacrifici agli dei romani. A causa del suo costante rifiuto, fu condotto davanti allo stesso imperatore per essere giudicato. Diocleziano, come si legge in un manoscritto conservato nella basilica, «sorpreso dall’avvenenza giovanile e bellezza di lui, adoperò ogni arte di promesse e minacce per fargli abbandonare la fede di Gesù Cristo», ma la fedeltà di Pancrazio meravigliò tutti i presenti all’interrogatorio, suscitando nello stesso tempo lo sdegno dell’imperatore, che ordinò la decapitazione del giovane. Condotto fuori Roma, sulla via Aurelia, Pancrazio venne ucciso il 12 maggio del 304. Ottavilla, illustre matrona romana, prese il capo e il tronco del corpo e, dopo averli unti con balsami, li depose in un sepolcro nuovo, scavato appositamente nelle già esistenti catacombe. In seguito il capo del martire fu racchiuso nel prezioso reliquiario che si venera nell’antica chiesa. I resti del corpo, invece, si conservano nell’urna sotto l’altare maggiore con le reliquie di altri martiri.
«Lo scorso anno – racconta padre Karol – abbiamo organizzato il primo pellegrinaggio delle reliquie del Santo. Le abbiamo portate nella piccola cittadina pugliese di San Pancrazio Salentino. È stata una grandissima emozione vedere tutta quella gente che aspettava commossa il nostro arrivo. Un’esperienza che ripeteremo anche quest’anno portandole a Santa Maria del Ponte in Abbruzzo. Anche questo è un modo di evangelizzare».
Ma i gemellaggi con altre parrocchie dedicate allo stesso Santo, per questa comunità, sono una tradizione ormai consolidata, soprattutto per quanto riguarda l’Africa: «Da anni, attraverso il nostro gruppo missionario composto quasi esclusivamente da giovani, stiamo aiutando la parrocchia di San Pancrazio a Toroma in Uganda nella costruzione di una scuola. Ogni anno andiamo un paio di volte con questi ragazzi a trovare i nostri fratelli ugandesi, mentre un altro gruppetto gestisce le numerose adozioni a distanza che abbiamo attivato utilizzando anche il nostro sito internet (www.sp.prx.net.pl )». Lo stesso gruppo missionario quest’anno, insieme ai Comboniani che risiedono nell’istituto adiacente alla parrocchia, hanno organizzato un ciclo di conferenze dal titolo «Africa: una pentola che bolle» invitando missionari e professori che hanno portato la loro testimonianza circa le contraddizioni, i valori e le speranze del Continente.
Sempre in tema di solidarietà, molto attivo è il centro di ascolto della Caritas, ma le energie del parroco sono rivolte ai più piccoli: «Oltre alla catechesi stiamo lavorando molto sull’oratorio perché ci siamo resi conto che solamente in questo modo riusciamo a coinvolgere anche i genitori». Per questo ogni settimana viene un operatore del Centro oratori romani ad aiutare gli animatori parrocchiali. All’interno dell’oratorio, oltre ai campi sportivi, c’è anche la possibilità per i bambini di fare altre attività come la chitarra e la pittura che vengono proposte da alcune associazioni che gestiscono alcuni locali.
Due volte al mese, il martedì dopo la Messa vespertina, il parroco tiene un approfondimento di spiritualità carmelitana a partire dai testi scritti dai santi carmelitani citati nel Catechismo della Chiesa Cattolica, le altre due volte fa una su alcuni brani del Vangelo. Il mercoledì si riunisce invece la comunità carismatica Gesù Risorto che una volta al mese è chiamata ad animare la Messa della domenica.
«Il futuro?», padre Karol sorride: «Valorizzare il culto di San Pancrazio attraverso gemellaggi e incontri con altre parrocchie d’Italia e del mondo; ampliare la catechesi familiare a cominciare dai genitori che portano i bambini a giocare all’oratorio e, soprattutto, aprire un centro culturale dove poter fare musica, cinema e teatro, nei locali dell’ex cinema parrocchiale che abbiamo ristrutturato. Sì, questa è una priorità: riuscire a utilizzare al meglio questi spazi creando un polo aperto ai giovani e allo scambio interculturale».
10 marzo 2006