San Salvatore in Lauro, l’attenzione verso i poveri

Iniziative a favore degli anziani e di chi vive situazioni di disagio, nella comunità del Rione Ponte. La chiesa punto di riferimento per i marchigiani di Graziella Melina

Vecchie stradine che, come in via dei Coronari, si fanno spazio tra il luccichio delle botteghe artigiane, antichi palazzi nobiliari, chiostri, edicole sacre, cortili. Il Rione Ponte, a due passi da Castel Sant’Angelo, si presenta come uno scorcio di presepe agli sguardi dei turisti in giro per i vicoletti del centro storico di Roma. Ma basta spostarsi verso Tor di Nona, dove si trovano le case popolari, e la situazione che si nasconde dietro quell’immagine da foto ricordo cambia completamente. «In questo quartiere oggi popolato da circa mille persone – spiega don Pietro Bongiovanni, alla guida da un anno e mezzo della parrocchia di San Salvatore in Lauro – il dislivello sociale degli abitanti è molto forte. Gli affitti troppo alti non permettono il ricambio dei nuclei familiari. Molti appartamenti sono diventati dei bed and breakfast. La maggior parte delle famiglie, per lo più anziani e con figli a carico, vive nelle case popolari, nella fatiscenza più assoluta».

Ed è proprio la parrocchia di San Salvatore in Lauro a prendersi cura di loro. «Alcuni volontari – prosegue il parroco – si danno da fare per mettere a punto un censimento dei più poveri». Sono circa 60 le famiglie più disagiate. Molte di loro vengono assistite dal gruppo dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, che forniscono anche consulenza medico legale. «Distribuiamo circa 30, 35 pacchi due volte al mese – racconta Annamaria Ospici, volontaria della parrocchia -. Ci sono tanti pensionati che non riescono ad arrivare a fine mese. Molti hanno grossi problemi a pagare le bollette, oppure le spese sanitarie. Noi cerchiamo di intervenire, a volte gliele paghiamo noi». E nel frattempo, in parrocchia, si stanno pure attivando per contribuire a «riqualificare gli ambienti delle case popolari». «Stiamo per varare un progetto di carità – anticipa don Pietro -. Vogliamo incidere su alcune famiglie sostanzialmente disagiate, attraverso il restauro dell’appartamento».

Difficile portare avanti un cammino di catechesi in un quartiere senza coesione sociale. Ma don Bongiovanni non si scoraggia. «Si vedono segnali molti belli. Tanti bambini frequentano il catechismo, si sta riprendendo un dialogo col territorio». Così, in parrocchia, ci si ingegna a promuovere concerti, iniziative culturali, per cercare di entrare sempre più in relazione con la comunità. «Questo sta dando i suoi frutti. Attualmente sono circa 18 i ragazzi che frequentano il primo anno di catechismo, 8 quelli della cresima. Ed è in crescita il numero dei battesimi: 50 all’anno, 25 i matrimoni», precisa il parroco.

Ma San Salvatore in Lauro è nota in tutta la Capitale perché, come spiega don Pietro «questa è la chiesa di riferimento dei marchigiani». Qui, dal 1669, si è insediata la confraternita Lauretana, poi diventata Pio Sodalizio dei Piceni. Per questo, «l’ultima domenica del mese è dedicata alla marchigianità a Roma, con un’accentuazione del culto alla Madonna di Loreto che è la nostra patrona, e la chiesa si riempie di marchigiani. Alla Messa della sera ci sono circa 250 persone». Il primo sabato di maggio, alla processione della Madonna di Loreto, partecipano circa 5mila persone.

A San Salvatore in Lauro si ritrovano pure i gruppi di preghiera di Padre Pio, per la loro formazione straordinaria: sono 600 i fedeli nel Lazio e 200 a Roma. «Ogni venerdì, dalle 11 alle 18, secondo la spiritualità di Padre Pio – prosegue don Pietro – partecipano alla preghiera della riparazione con l’adorazione eucaristica continua. Non solo. Questa realtà ha fatto nascere in parrocchia un bellissimo gruppo di circa 70 giovani». A guidarlo monsignor Carmine Pellegrino. I ragazzi di “Padre Pio Giovani” si ritrovano qui in parrocchia il lunedì per l’adorazione, la domenica per la Messa delle 20, e il giovedì per l’approfondimento biblico, quest’anno incentrato su San Paolo. «I giovani del nostro gruppo arrivano da tutta Roma – racconta monsignor Pellegrino -. Quello che attira i ragazzi è il messaggio di grande radicalità evangelica del Santo di Pietrelcina. Loro sono attratti dalla verità. Si sentono seguiti individualmente».

A San Salvatore in Lauro è attivo pure il gruppo Svs (Scegli una vita Speciale), animato dal parroco e dalla formatrice Daniela Moretti. Una domenica al mese, la seconda, circa 80 persone, dai 30 ai 50 anni, provenienti da tutta la città, si ritrovano alle 10 per un’“adunanza formativa”; partecipano alla Messa di mezzogiorno e poi pranzano tutti insieme. Altro appuntamento, il secondo venerdì del mese, con l’adorazione eucaristica e la lectio divina. «Il gruppo Svs – spiega Daniela Moretti – è incentrato sulla crescita personale e spirituale. Come mai nella nostra vita non ci ritroviamo a sperimentare l’abbondanza, così come è scritto nella Bibbia? Bisogna sconfiggere le barriere e la paura di non riuscirci. L’uomo senza la spiritualità non vive in pienezza, per amare Gesù prima si devono abbattere le resistenze».

Per un ritiro mensile, qui in parrocchia, si danno appuntamento anche circa 100 cooperatori dell’Opus Dei. L’esempio spinge i fedeli della zona ad avvicinarsi alla parrocchia. «La presenza di gruppi che vengono da varie parti della città – sottolinea soddisfatto don Pietro – ha risvegliato l’orgoglio di quelli che qui ci abitano. E così anche loro hanno riscoperto la bellezza di sentirsi parte di una comunità».

12 novembre 2008

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