Santa Maria Goretti
Una comunità, quella guidata da don Taschin, attenta ai molti giovani presenti sul territorio e ai bisognosi di Gianluigi De Palo
Nell’ufficio parrocchiale di don Isidoro Taschin il telefono squilla ogni cinque minuti. «Santa Maria Goretti è come un grande paese. Sono parroco dal 1983 e vivo in questa parrocchia sin da quando ero bambino. Ci sono cresciuto. La mia famiglia è originaria di questo strano quartiere». Il territorio, infatti, nonostante sia circoscritto in un’area racchiusa tra la Nomentana e viale Libia, è uno dei più densi di Roma per numero di abitanti. Sono 15mila circa, distribuiti nei numerosi palazzoni l’uno attaccato all’altro. L’insediamento di base è avvenuto negli anni ’50 grazie all’acquisto di case da parte di impiegati e commercianti. Oggi, però, la zona sta subendo una trasformazione: nonostante sia piena di anziani, molti appartamenti sono stati affittati ai numerosi studenti universitari fuori sede che hanno scelto di venire a vivere qui per la vicinanza della metropolitana. «Vengono soprattutto dal sud Italia – racconta don Isidoro -. Durante la benedizione ti accorgi che le case sono abitate dagli universitari perché sul campanello ci sono cinque o sei cognomi diversi».
Nella realtà ecclesiale di Santa Maria Goretti convivono con gli altri gruppi ben 19 comunità neocatecumenali che contano circa mille persone «bambini esclusi», sorride il parroco. La comunione con la vita della parrocchia è una delle priorità per don Isidoro e per questo molte delle Messe feriali sono animate a turno dai membri delle comunità che curano anche il catechismo dell’iniziazione cristiana.
Dal 1983 sono molti i giovani che hanno deciso di consacrarsi al Signore: dieci sono già sacerdoti e operano come parroci in chiese della diocesi, cinque sono ancora in cammino per l’ordinazione sacerdotale. «Dobbiamo solamente ringraziare Dio per questi grandi doni – afferma il parroco-, noi non abbiamo fatto nulla di particolare». Ricordando la Giornata mondiale della gioventù del 1991 don Isidoro si commuove: «Eravamo a Czestochowa, davanti alla Madonna nera. In quel momento chiesi a Maria una grande grazia: la comunanza tra i sacerdoti della parrocchia. Ecco, credo che l’amore che ci lega e che ci ha legato anche con i preti che oggi sono in altre parrocchie, sia stata una testimonianza più forte di tante parole».
Antonietta, una volontaria che coordina i quindici anziani che prestano il loro servizio nel centro di ascolto della Caritas, confida: «La generosità dei parrocchiani ci permette di risolvere molti dei problemi che emergono sul territorio. Oltre a un aiuto materiale, cerchiamo di accompagnare i bisognosi anche nelle pratiche che devono sbrigare negli uffici pubblici».
Il reparto Roma 63 dell’Agesci, nato parecchi anni fa, raccoglie un centinaio di ragazzi che si impegnano con servizi di vario genere sul territorio. C’è inoltre un piccolo gruppo di Azione cattolica composto da alcuni adulti, seguiti personalmente dal parroco, che in questi anni li ha incontrati e formati approfondendo alcuni documenti del magistero della Chiesa.
La vicinanza di due scuole elementari favorisce un’alta partecipazione dei bambini al catechismo per la Prima Comunione: «L’educazione religiosa dei più piccoli è fondamentale – spiega don Taschin -: se crolla questo tipo di formazione crolla la Chiesa, è come se le venissero tagliate le radici». Per questo dopo la Messa delle dieci, ogni domenica, don Isidoro si ferma a chiacchierare con i bambini una decina di minuti prima di mandarli a giocare nell’oratorio interno alla parrocchia. «Il principio che ci ha sempre animato nella nostra accoglienza e nel nostro servizio, riprendendo un tema caro al Concilio, è il “bonum animarum” – dichiara il parroco -. Ascoltiamo tutti i bisogni della gente per cercare di dare risposte adeguate».
In tal senso significativa è la presenza della Narcotici Anonimi che ha come obiettivo principale quello di far sapere al maggior numero di tossicodipendenti che attraverso la partecipazione gratuita alle riunioni è possibile smettere di usare e desiderare qualunque tipo di droga. In questi anni si sono formati spontaneamente tre gruppi, che attualmente si riuniscono la domenica e di cui fanno parte alcuni giovani con le rispettive famiglie.
«Il futuro è la continuità con quello che già stiamo facendo – conclude don Isidoro – . Dopo i numerosi cambiamenti degli ultimi tempi nel presbiterio, dobbiamo concentrarci maggiormente sui giovani e sulle famiglie. Il Signore mi ha messo qui, in questo territorio, e farò di tutto per svolgere al meglio il mio ministero tra questa gente. Anche se sono passati ventitré anni l’entusiasmo è lo stesso del primo giorno».
27 gennaio 2006