Sant’Antonio da Padova

La preghiera per le vocazioni e il servizio ai poveri al centro della vita della comunità di via Tuscolana di Gianluigi De Palo

«Una parrocchia al servizio del territorio e capace di aprire le sue porte a quanti chiedono aiuto». Padre Vincenzo Buccheri, da otto mesi parroco di Sant’Antonio da Padova a via Tuscolana, ha le idee chiare: «Sono stato per molti anni negli Stati Uniti – racconta – , ho lavorato nelle parrocchie di Los Angeles, a contatto con la popolazione latina. Ora il Signore mi ha mandato a Roma. Ho ereditato una bellissima realtà. Il parroco precedente, padre Tiziano, ha operato molto bene. Ho trovato una comunità viva, ben organizzata, dove la Parola di Dio non solo viene ascoltata ma anche vissuta concretamente».

Secondo le ultime stime effettuate dal presbiterio durante la benedizione delle famiglie, nel territorio parrocchiale, piccolo, ma caratterizzato da una grande densità abitativa, ci sono 3.750 appartamenti per un totale di circa 10mila abitanti. Molti sono gli anziani, ma ultimamente stanno aumentando le giovani coppie provenienti per lo più dal sud Italia. Una presenza significativa è quella degli studenti universitari

«Siamo rogazionisti – continua padre Vincenzo – e la nostra particolarità è la preghiera per le vocazioni. Siamo attenti a questo importante aspetto anche attraverso la cura del discernimento spirituale dei nostri parrocchiani. Ogni venerdì infatti per tutto il giorno noi sacerdoti ci alterniamo all’interno di una stanza che abbiamo dedicato proprio alla direzione spirituale». Padre Annibale di Francia, fondatore dei padri rogazionisti, fin da giovane considerò mezzo efficacissimo per la salvezza di tutti gli uomini il comando di Gesù: «La messe è abbondante, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il Padrone della messe perché mandi operai alla sua messe». Al Santo, canonizzato da Giovanni Paolo II nel 2004, è dedicato il monumento che verrà inaugurato il 19 marzo in piazza Asti, con la partecipazione di tutto il quartiere, insieme al Segretario di Stato il Cardinale Angelo Sodano e al sindaco di Roma Walter Veltroni.

Oltre alla preghiera, nella comunità di via Tuscolana è centrale anche il servizio agli gli ultimi. Nella stessa struttura della parrocchia infatti ci sono anche tre case famiglia che ospitano una quindicina di bambini affidati dai servizi sociali. Adiacente alla chiesa, poi, c’è anche una mensa per i poveri gestita direttamente dalla parrocchia, nata poco più di 40 anni fa, che tre volte alla settimana riesce a dare oltre duecento pasti: «Le attività – spiega padre Giovanni Sanavio, uno dei vice parroci – sono quelle di ogni parrocchia, la nostra forza è la rete che stiamo cercando di costruire valorizzando gli istituti religiosi presenti sul nostro stesso territorio. E allora se le suore Scalabriniane ci danno una mano per quanto riguarda il centro di ascolto della Caritas, mentre noi smistiamo i vestiti, le suore Dorotee ci aiutano nella catechesi e nell’oratorio domenicale. Senza contare che tutti ci sostengono nell’animazione della liturgia. Cerchiamo mettere a frutto i talenti di ciascuno».

Tre sono i gruppi giovanili: quello dei ministranti, quello del post cresima e quello degli universitari. A parte il gruppo missionario, che si occupa, spiega padre Giovanni, «della raccolta di medicine che poi inviamo nelle missioni rogazioniste di tutto il mondo. Recentemente abbiamo concluso una mostra di sensibilizzazione e di raccolta fondi per una missione della Nuova Guinea». Molto apprezzate per la loro attività sono le Comunità Neocatecumenali: «Ne abbiamo quattro – precisa il parroco – e mi piace sottolineare il fatto che a Sant’Antonio da Padova sono parte della comunità parrocchiale. Danno una mano nei servizi, organizzano momenti di preghiera molto partecipati e sono una grande risorsa».

Dopo soli otto mesi, padre Vincenzo, sa bene che dovrà lavorare non poco: «Sono chiamato a lavare i piedi ai miei parrocchiani e ad accoglierli gioiosamente perché questa è la loro casa. Quello di cui sono più fiero è la comunione e la serenità che si percepisce nel presbiterio. Il futuro? Il futuro sarà caratterizzato in continuità con quanto ho trovato, dal servizio ai più poveri e dall’evangelizzazione».

3 marzo 2006

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