Sant’Atanasio, cuore della comunità bizantina

Il cammino incentrato sulle feste liturgiche nella chiesa fondata nel 1582 da Gregorio XIII, punto di riferimento per gli italo-albanesi di Francesco Lalli

Una chiesa bizantina colpisce fin dall’ingresso per la sua iconografia, che assume il significato dell’accoglienza in un mondo trasfigurato, e si trasforma in immediata catechesi. Sant’Atanasio, a via dei Greci, non fa differenza. Collocata nel centro di Roma, in una zona dove l’ecumenismo si può dire sia di casa, con gli anglicani a via del Babuino, i battisti a piazza in Lucina e i valdesi nella non lontana piazza Cavour, quest’antica presenza è diventata negli anni un punto di riferimento per quanti seguono il “typikon”, l’Ordo liturgico di Costantinopoli. «La base della nostra comunità è costituita da italo-albanesi delle eparchie di Lungro in Calabria e di Piana degli Albanesi in Sicilia», spiega monsignor Eleuterio Fortino, archimandrita di Sant’Atanasio e sottosegretario del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani. Un numero di persone «cresciuto di anno in anno per via dell’emigrazione e che ha imposto la necessità di una cura pastorale costante».

Di qui l’importante ruolo svolto da questa chiesa – fondata nel 1582 da Gregorio XIII e originariamente destinata a cappella del vicino collegio greco – così come dal circolo “Besa Fede” che ad essa fa riferimento. «Si tratta di un’iniziativa – prosegue mons. Fortino – che ha come scopo la valorizzazione del patrimonio culturale albanese e la formazione alla tradizione bizantina, anche attraverso conferenze e incontri di catechesi e mistagogia, come quello che si è tenuto il 18 febbraio scorso, dedicato alle feste del Signore». Il primo di tre appuntamenti dedicati all’approfondimento dell’anno liturgico in programma per il 2006. Le tappe successive, dedicate alle feste “theomitoriche” o “della Madre di Dio” e a quelle “aghiasmiche” o “dei Santi”, sono fissate rispettivamente per il 18 marzo ed il 13 maggio, alle 17.30. «Si tratta di un contributo che la nostra comunità vuole dare – ricorda l’archimandrita – manifestando, insieme alle altre comunità orientali di Roma, la varietà del mondo cattolico nell’unica fede».

26 febbraio 2006

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