Sant’Egidio, 45 anni di impegno per i poveri

Monsignor Paglia ha presieduto la Messa nella basilica di San Giovanni in Laterano. Con il bastone del Vangelo e i sandali della carità «la Comunità è la famiglia di chi serve e di chi è servito» di Emanuela Micucci

Con il bastone del Vangelo e i sandali della carità. Da 45 anni la Comunità di Sant’Egidio si è incamminata verso i poveri nelle vie di Roma e del mondo. Monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, ne ripercorre le tappe presiedendo ieri, 7 gennaio, nella basilica di San Giovanni in Laterano, la Messa per il 45° anniversario della nascita.

Presenti in 73 Paesi, gli oltre 60mila membri, la metà impegnati nel Sud del mondo, «come angeli mandati da Dio spendono la propria vita – sottolinea monsignor Paglia – per consolare e aiutare i più deboli, per rendere questo nostro mondo più giusto, più solidale, più pacifico». Forti del Vangelo e della tenacia dell’amore. Come quel primo piccolo gruppo di studenti romani del liceo Virgilio che il 7 febbraio 1968 fondò Sant’Egidio.

«Il Concilio era terminato da poco più di due anni – ricorda il vescovo – ma, con quel piccolo germoglio, apparivano i frutti di una nuova primavera nella Chiesa». E «l’ascolto quotidiano della Bibbia, nella preghiera comune della sera, è stato il bastone che ha sostenuto il cammino quotidiano della Comunità sulle vie del mondo». Il segreto di Sant’Egidio? «La Parola di Dio ha suscitato energie straordinarie di amore e di pace», nella vita fraterna e nel servizio ai più poveri, gli amici della Comunità.

E loro, anziani, immigrati, rom e sinti, persone con disabilità, senza dimora, malati, riempiono la basilica insieme ai volontari. Monica, da 20 anni con Sant’Egidio, va a trovare in casa gli anziani che vivono soli nel centro di Roma: «Preghiamo insieme, diamo loro una mano. La Comunità è la famiglia di chi serve e di chi è servito». Proprio 40 anni fa, nel 1973, trovata «la casa» nella chiesa di Sant’Egidio a Trastevere, la Comunità inizia il servizio agli anziani e, per la prima volta, esce da Roma per recarsi a Napoli colpita dal colera. «Quel bastone e quei sandali da allora non sono rimasti mai più fermi – prosegue Paglia -: sono andati e tornati, così come accadde nella prima missione dei discepoli».

Nel 1982 nasce in Germania la prima Comunità fuori dell’Italia. Dieci anni dopo si firma la pace per il Mozambico grazie alla mediazione di Sant’Egidio. Nel 2002 apre a Maputo il primo centro del Progetto Dream per la cura dell’Aids, che finora ha assistito oltre 200mila persone in 10 Paesi africani. A concelebrare la liturgia oltre 280 sacerdoti di Roma e del mondo, numerosi vescovi – tra cui l’assistente ecclesiastico monsignor Matteo Zuppi – e cardinali come Renato Martino, presidente emerito del Pontifico consiglio della giustizia e della pace.

Ci sono anche 16 rappresentanti di altre chiese e comunità ecclesiali, segno dell’impegno per il dialogo ecumenico e interreligioso della Comunità. Poi, ambasciatori e autorità civili. «Il nostro contributo più grande all’Anno della fede è mostrare il volto di Gesù nel povero», spiega il presidente della Comunità Marco Impagliazzo, accanto a lui il fondatore Andrea Riccardi.

8 febbraio 2013

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