Santiago, mille anni di Cammino
Migliaia i pellegrini che ogni anno attraversano l’Europa per raggiungere la tomba di San Giacomo nella cattedrale spagnola di Graziella Melina
Un pellegrinaggio di centinaia di chilometri, attraverso l’Europa. Meta: Santiago De Compostela. In migliaia, ogni anno, si mettono in cammino verso la famosa cattedrale spagnola dove sono custoditi i resti dell’apostolo Giacomo. Un viaggio di preghiera che dura da circa mille anni. Risale infatti al IX secolo d.C. la scoperta della tomba di san Giacomo da parte del vescovo galiziano d’Iria Flavia Teodomiro, e del Re delle Asturie, Alfonso II detto il Casto, in un bosco ai bordi di una vecchia strada romana. A Compostela appunto. Secondo una leggenda, a questa località spagnola fu dato il nome di “Campus Stella”, ossia “luogo della stella”, proprio perchè sarebbe stata una stella ad indicare ad alcuni pastori il luogo dove si trovava il corpo di San Giacomo.
Leggende a parte, da allora cominciò un lungo pellegrinaggio. Che però verso la fine del secolo XVI fu interrotto. Infatti, a causa di varie discordie religiose, per proteggere i pellegrini, il vescovo di Santiago fece nascondere i resti dell’apostolo. Solo verso la fine del XIX secolo, la tomba di San Giacomo, i cui resti furono ritrovati per caso, fu di nuovo oggetto di preghiera dei numerosi fedeli che ricominciarono ad arrivare da tutta Europa.
Pur provenendo da paesi diversi, il loro viaggio si articolava in quattro lunghi percorsi, come sta a testimoniare la “Guida del pellegrino di Santiago” (libro V del “Codex Calixtinus”), redatta, nel XII secolo, probabilmente dal chierico francese Aymericus de Picaud: la via turonense, lemovicense, tolosana (o di Saint Gilles) e la podense. La via turonense, così chiamata perché passava per Tours, era considerata come il “magnum iter Sancti Jacobi”. Vi confluivano tutti i pellegrini che provenivano dall’Inghilterra, dal Belgio, dal nord della Francia e dal nord della Germania.
I pellegrini scandinavi, fiamminghi, borgognoni, del centro e del nord della Francia, e anche i tedeschi provenienti da Treviri, percorrevano invece la via lemovicense (da Limoges). La via tolosana, o via di Saint Gilles, conduceva pellegrini dall’Italia, dai paesi slavi, dall’Austria e dalla Francia meridionale, per Toulouse al passo di Somport, uno dei più antichi passaggi dei Pirenei. Infine la via podense, che partiva da Notre Dame de Puy. Quest’ultima era preferita dai pellegrini borgognoni e tedeschi delle regioni centrali.
Un cammino lungo e faticoso, attraverso le vie francigene, come erano chiamati nel Medioevo i percorsi “provenienti dalla Francia” o che “portano in Francia”, (intendendo l’odierna regione francese, parte della Germania almeno fino al bacino renano), che ancora oggi viene fatto a piedi. Rivivendo tradizioni antiche, di forte valore spirituale e simbolico. Come per esempio la consegna della “compostela”, una certificazione che l’Officina del Peregrino a Santiago di Compostela rilascia a coloro che hanno percorso gli ultimi 100 km a piedi o a cavallo e gli ultimi 200 km in bicicletta.
Tante le iniziative e le possibilità di condividere questa esperienza di arricchimento umano e religioso. L’Opera Romana Pellegrinaggi, per esempio, propone sul suo sito (www.orpnet.org) cinque cammini da percorrere a piedi negli ultimi cento chilometri: la Via de la Plata (attraversando da nord ad est la parte occidentale della Penisola Iberica), il Camino del Norte, il Camino Francis (quello con maggior tradizione e oggi più noto), la Variante Sur del Camino Francis e il Camino Portugués.
Un’esperienza che coinvolge migliaia di giovani e accomuna religiosi e laici. «Un laico, per esserlo degnamente, dovrebbe conoscere le abitudini, le tradizioni e lo spirito di comunità dei credenti». Ne è convinto Michele Serra, che da Santiago, insieme ad altri giornalisti e scrittori, ha condotto una trasmissione su Radio Rai 3. Un diario quotidiano, in una versione moderna, del diario redatto dal pellegrino, Sigerico, vescovo di Canterbury che, nel 990, dall’Inghilterra percorse interamente la via francigena per ricevere il pallium vescovile dalle mani di papa Giovanni XV.
E Santiago de Compostela, nonostante i ritmi a volte caotici di una città moderna, continua ad accogliere migliaia e migliaia di fedeli. Desiderosi di silenzio e preghiera. Come lo scrittore Giorgio Montefoschi, convinto che «la preghiera deve avere un qualcosa di ripetitivo, quasi di ottuso, come lo sono i passi nel pellegrinaggio: quando la preghiera dichiara se stessa umile, semplice, incapace di conoscere, ma solo di procedere».
30 giugno 2006