Si alza il sipario, tra Molière e Scarpetta

Mentre si chiude la stagione estiva al Globe Theatre di Villa Borghese, iniziano gli spettacoli nei teatri romani. Alcune anticipazioni dell’Argentina e del Quirino di Toni Colotta

Il teatro segue i cicli astronomici. Tempo una decina di giorni e l’estate cederà il passo all’autunno. Così vanno concludendosi le kermesse all’aperto per il refrigerio degli spettatori, e già ferve sui palcoscenici tradizionali l’allestimento dello spettacolo che aprirà la stagione autunno-inverno-primavera. È la fase contrassegnata dai bilanci dell’attività estiva e dall’attesa per quanto verrà a breve scadenza. Il bilancio è ampiamente positivo per il Globe Theatre di Villa Borghese che quest’anno ha avuto il vento in poppa del «tutto Shakespeare», ovvero il nume tutelare di una istituzione che nella struttura – il Globe appunto – e nello spirito delle rappresentazioni si rifà al grande Bardo inglese.

Tipico a questo proposito lo spettacolo, già aureolato di successo, che conclude il programma 2010: il “Sogno di una notte di mezza estate” (resterà in scena fino al 26). La tipicità sta nel fondere, in obbedienza alla creatività shakespeariana, la concretezza di personaggi reali con la realtà fittizia del teatro e il gioco libero e avvolgente della fantasia, il sogno, che tutto altera e sconvolge fino alla ricomposizione finale. Riccardo Cavallo, quando nel 2008 concepì la regia pregevole di questo spettacolo del Globe, ricorse alla metafora delle scatole cinesi, che induce a immaginare che ulteriore scatola sia il mondo di noi che guardiamo.

Dal passato, opportunamente riproposto, al futuro prossimo di quanto è in preparazione. È l’attesa, dicevamo, del nuovo che vedremo sui palcoscenici romani. In un giro di pochi giorni all’inizio di ottobre si aprono le platee di varie sale e non mancano titoli e messinscena allettanti. Ci limitiamo, per ragioni di spazio, a spingere lo sguardo su due che promettono nei debutti elementi di novità o quanto meno scelte insolite. Molière, con cui si inaugura il Teatro di Roma all’Argentina, non è certo insolito sui nostri cartelloni. Ma lo è l’opera-capolavoro programmata per l’apertura, “Il misantropo”, che andrà in scena il 12 ottobre curata per la regia da Massimo Castri, che per la prima volta affronta Molière, e si attende di conoscere quale sarà il suo approccio direttoriale. Il protagonista, Alceste, agita fin dalle prime battute il problema dell’identità e della schiettezza sociale. Pretende da tutti la trasparenza ma non vuol stare con gli altri, fa il vuoto intorno a sé. Vorrebbe plasmare persino la donna amata, mutarne la natura, ma scivola nell’isolamento. Alceste sarà Massimo Popolizio, segnalatosi in personaggi interiormente tormentati.

Lontano da problematiche siffatte è l’altro debutto di stagione al Quirino dal 5: “Lo scarfalietto” ossia, tradotto dal napoletano, “Lo scaldaletto”, un aggeggio non più in uso ma al centro di una lite giudiziaria nata dalla fantasia e dal genio comico di Eduardo Scarpetta ovvero – chi non lo sa – il padre naturale di Eduardo ribattezzato De Filippo. Adattato da Geppy Gleijeses vi reciterà egli stesso con Lello Arena.

13 settembre 2010

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