Siria, la campagna Caritas a sostegno dei profughi

Inaugurata con un incontro alla Cittadella della Carità l’iniziativa di sensibilizzazione che mira a migliorare le condizioni di vita di chi è fuggito dalla guerra. Disponibili anche le Agende per la pace 2014 di Paola Proietti

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Raccontare la realtà della Siria, riflettere sul perché di una guerra e migliorare le condizioni di vita di chi da questa guerra è scappato. Il conflitto dura ormai da quasi tre anni e non accenna a finire. Su 21 milioni di persone che popolavano il Paese, un terzo è fuggito nelle terre limitrofe, in particolare in Turchia, lasciandosi una vita alla spalle. Il convegno organizzato dalla Caritas diocesana di Roma, dal titolo «Siria. La storia, la guerra, le persone», ieri pomeriggio, giovedì 28 novembre, ha avuto come obiettivo non solo iniziare una campagna di sensibilizzazione sul problema dei profughi ma anche far conoscere il progetto «Io non abito qui», che mira a sostenere Caritas Turchia proprio nell’accoglienza dei fuggitivi siriani.

Spiega Oliviero Bettinelli, responsabile del Settore Educazione alla pace e alla mondialità della Caritas diocesana: «”Io non abito qui” è un grido che noi immaginiamo venga urlato da chi è costretto a stare in un campo profughi, da chi è costretto a stare in luoghi dove fondamentalmente non si vive. Le condizioni economiche, a volte politiche, costringono le persone a vivere solo un pezzo di vita, non tutta. “Io non abito qui” è un invito a ridare libertà a chi si trova a vivere in questi contesti». La campagna mira a sensibilizzare sul tema della guerra in Siria e sostiene i progetti in atto della Caritas Turchia. «Oltre a pianificare incontri, lanceremo una campagna tramite le Agende della Pace 2014 – spiega Bettinelli – nelle quali inseriremo dei testi, delle foto, delle riflessioni sul tema di “Io non abito qui”. Poi, durante il periodo di Natale, saremo in alcune librerie per impacchettare i libri a chi lo richiederà, così avremo modo di spiegare la campagna e coinvolgere la gente nelle nostre iniziative. A metà febbraio, faremo una festa per la pace nella quale inviteremo tutti a ragionare su questi temi».

La scorsa estate alcuni volontari della Caritas romana hanno vissuto a stretto contatto con i siriani ospiti nei campi allestiti in Turchia. La Caritas lì è impegnata dal 1991 nell’accompagnamento e nell’accoglienza dei profughi. Le emergenze maggiori non sono solo quelle legate a fornire cibo, alloggi e vestiti, ma anche aiutare i profughi a trovare un lavoro, a uscire dal campo, per rifarsi una vita. Nel convegno il conflitto è stato spiegato da Massimiliano Trentin, docente di Storia e istituzioni dell’Asia all’Università di Bologna e dal giornalista Luigi Spera. Per Trentin «il problema maggiore della guerra è la sua militarizzazione. È necessario fermare questo processo militare e tornare sui binari della politica». Spera ha sottolineato che «i profughi stanno pagando in due modi il conflitto: non solo sono costretti a scappare dalla loro terra ma scontano anche un prezzo a livello mediatico, perché della loro situazione si parla poco o niente. Per un giornale – dice – tira di più la foto di una moschea in fiamme che quella di una bambina costretta in un campo profughi». Una prima, decisiva speranza potrebbe arrivare dalla conferenza per la pace «Ginevra 2», il 22 gennaio, dove rappresentanti del regime siriano e quelli dell’opposizione saranno seduti allo stesso tavolo.

29 novembre 2013

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