“SOS compiti”, piccoli aiuti per genitori volenterosi
Piccole attività ripetute mantengono in allenamento le funzioni cognitive e servono a consolidare le informazioni. Con alcuni accorgimenti su tempi, modalità e ambiente di lavoro, per divertirsi imparando di Angela Dassisti
I compiti scolastici rappresentano uno strazio per genitori e figli; necessari al consolidamento delle informazioni apprese in classe, spesso risultano numerosi ed in alcuni casi troppi, affaticando sia gli alunni che i genitori nei momenti liberi dagli impegni. A onor del vero negli ultimi anni le richieste delle famiglie sono cambiate, così come quelle scolastiche. Alle prime viene data la possibilità di lasciare i bambini liberi il sabato, con l’opportunità di restare a scuola più a lungo il pomeriggio; la scuola invece ha ampliato l’offerta formativa con laboratori pomeridiani e altre attività extrascolastiche. Se poi si considerano anche gli sport e in alcuni casi l’agonismo, resta davvero poco tempo per i nostri figli da dedicare al relax. Alle 18 compiti, cena, poca tv e a letto presto, al mattino la sveglia suona e si ricomincia.
«Se mi viene la febbre sono fritto, perché dovrò recuperare i compiti per i giorni di assenza!». Come consolazione ogni anno, in diversi momenti della didattica, spunta fuori un articolo di esimi esperti che si scagliano contro i docenti che assegnano troppi compiti, sostenendo che non siano utili. In risposta altre figure professionali ne rimarcano l’importanza e l’assoluta necessità per una didattica solida. Sarebbe come dire che, sebbene non si possa con assoluta certezza asserire che il caffè faccia bene o male, si sa per certo che il troppo fa sempre male, ma poi tutto dipende dalle quantità, dai momenti della giornata e dalla macchina con cui lo prepariamo, oltreché dalle nostre reazioni individuali.
Per i compiti forse potremmo applicare lo stesso principio. Troppi compiti non servono, soprattutto in alcuni momenti dell’anno di maggiori richieste, ma piccole attività ripetute mantengono in allenamento le funzioni cognitive e servono a consolidare quelle informazioni nella memoria poiché vengono elaborate ripetutamente e quindi si sedimentano. Inoltre, un numero minore di esercizi offre la possibilità anche ai ragazzi con difficoltà di completare tutti i compiti: un minore affaticamento gioca a favore di una maggiore motivazione ad apprendere e ad approfondire gli argomenti di studio.
Un ridotta quantità sarebbe funzionale a una maggiore qualità del tempo necessario allo studio. Tuttavia, i genitori hanno bisogno di piccoli suggerimenti. In primis bisogna riflettere sui tempi, le modalità e sull’ambiente in cui si svolgono i compiti. È una buona regola stabilire in accordo un momento fisso della giornata o del pomeriggio e scandire l’inizio delle attività e le pause con una sveglia o un timer. La postazione di lavoro dovrebbe avere dei requisiti necessari alla concentrazione, per cui si sceglierà una stanza della casa ben illuminata e silenziosa. Se i ragazzi sono soliti studiare nella propria stanza, attenzione al ricambio di aria fresca e pulita e all’ordine sulla scrivania. Sono banditi acquari, schermi di televisori, computer, telefonini e altro materiale “distraente”. Se i ragazzi si muovono molto evitate sedie girevoli o troppo alte, perché tocchino con i piedi a terra e possano contare su una seduta ergonomica. Se hanno bisogno di alzarsi, considerate quante ore sono rimasti seduti a scuola: riuscirete a essere più tolleranti.
Talvolta alcuni bambini e alcuni ragazzi sono spaventati dalla mole di compiti: abituarli ad organizzare le attività secondo un criterio opportuno potrebbe favorirne l’autonomia negli anni successivi. Relativamente alla richiesta di fare i compiti con autosufficienza, non abbiate fretta; se chiedono di studiare con voi significa che probabilmente si sentono poco competenti, oppure che hanno bisogno della vostra approvazione o semplicemente sembra meno faticoso lavorare insieme. È importante prendere il materiale necessario una materia per volta ed effettuare durante la pausa le attività che potrebbero spezzare il ritmo. Infine, ma solo nella sequenza della nostra lista, sarebbe estremamente importante considerare la motivazione dei ragazzi. Immaginiamo quanto desiderio possano avere di fare i compiti il pomeriggio dopo svariate ore di scuola; sarebbe come chiedere ad un adulto di fare gli straordinari dopo una giornata di lavoro e soprattutto con la stessa energia del mattino. Credo che pochi di noi lo farebbero! Immaginiamo di rendere il momento dei compiti divertente e ripetere le tabelline come se giocassimo a campana, leggere la favola come se fossimo la voce fuori campo di un cartone, drammatizzare la poesia come se fossimo attori famosi a teatro. Se cantare come diceva San Francesco equivale a pregare due volte, divertirsi imparando rappresenta un’opportunità di vita e offre a tutti, genitori e figli, la possibilità di scoprire interessi nuovi, opportunità celate e talenti inaspettati. Tutti a lavoro, poco ma fatto bene!
4 aprile 2013