Spagna-Italia 4-0, tristezza al Circo Massimo
Delusione e sconcerto tra i tifosi che hanno seguito la finale degli Europei di calcio, domenica 1° luglio, dai quattro maxischermi allestiti dal Comune al centro di Roma di Maria Elena Rosati e Claudio Tanturri
Il sogno non si è avverato: ieri (1 luglio 2012) a Kiev, nella finale degli Europei di calcio, l’Italia è stata sconfitta dalla Spagna, che, conquistando il secondo titolo continentale consecutivo, è entrata nella leggenda. È finita così l’avventura europea della nazionale di Cesare Prandelli arrivata alla finalissima con le vittorie su Inghilterra e Germania che avevano entusiasmato i tifosi. In migliaia al Circo Massimo hanno sfidato il caldo per seguire dai quattro maxischermi disposti dal Comune la partita contro le “furie rosse”: una distesa di bandiere, maglie azzurre e cappelli tricolore, con oltre mille persone impegnate nel servizio di assistenza.
Presenti il sindaco Gianni Alemanno, e supporter provenienti da ogni dove. Per molti la speranza aveva il nome di Mario Balotelli, considerato il giocatore decisivo: «Vincente, determinato, simbolo di una squadra in crescita», commentava Sergio. «La Spagna non fa paura», si sentiva dire tra le ovazioni, che hanno accolto il primo piano del capitano Gigi Buffon, e l’inno nazionale, cantato da tutti a squarciagola.
Fin da subito però, la situazione appare difficile: Italia spenta, fisicamente sulle gambe, chiusa da una Spagna minacciosa e pressante e, come al suo solito, sfiancante con la serie di passaggi che irretiscono l’avversario, qualsiasi esso sia. Comunque il pubblico cerca di farsi coraggio con gli applausi a Pirlo, stretto da una morsa a centro campo che non gli lascia mai il tempo di pensare e agire con il “suo” calcio. I timori prendono però il sopravvento al primo tiro di Xavi, di poco alto sopra la traversa. Poi al 14’ la doccia fredda: Silva insacca di testa, imbeccato da uno scatto bruciante di Fabregas che lascia sul posto Giorgio Chiellini, forse già vittima dei guai muscolari che lo obbligheranno a lasciare il campo pochi minuti dopo per Barzagli. La prima marcatura iberica ammutolisce la folla, che però non si perde d’animo, continuando a sventolare le bandiere e ad accompagnare la squadra. Gli sguardi sono attenti, si sente qua e là qualche commento tecnico e discussioni sui moduli tattici da adottare. Un’ovazione accompagna poi il contropiede di De Rossi e il successivo tiro fuori di Balotelli. Speranze subito freddate, però, dal raddoppio spagnolo con Jordi Alba, ispirato dal solito Xavi. In quattro passaggi gli spagnoli vanno in rete. Per loro sembra tutto troppo facile. È il 41’ e gli azzurri sono evidentemente al tappeto, senza energie né lucidità, schiacciati dal leggendario pressing alto degli avversari. Ma nonostante tutto le bandiere continuano a sventolare, mentre i primi tifosi iniziano ad andare via. «Ci manca la volontà, dobbiamo crederci – commentava Giuseppe alla fine del primo tempo -. Cassano è spento, con Di Natale ce la possiamo fare».
Nel secondo tempo la situazione, però, non cambia di molto: l’Italia non entra mai in partita e la folla del Circo Massimo è sempre più sconcertata. Gli episodi per le due squadre si alternano: un rigore per la Spagna non ravvisato dalla terna arbitrale su un fallo di mano di Bonucci e poi il tiro minaccioso di Di Natale fanno di nuovo alzare il grido dei tifosi. La situazione si compromette in maniera irrimediabile quando Thiago Motta, appena entrato al posto di Montolivo, lascia il campo in lacrime, trasportato dalla barella, anche lui per infortunio muscolare: finite le sostituzioni a disposizione, la squadra è condannata a giocare in dieci, sotto di due gol, a 20 minuti dalla fine. Mormorii e critiche sulle scelte tattiche di Prandelli, mentre in lontananza qualche bandiera sventola ancora. Il 3-0 di Torres zittisce tutti: delusi, in tanti questa volta lasciano la spianata del Circo Massimo.
Dopo il 4-0 un petardo fa saltare uno dei maxischermi; con la partita finita in anticipo, l’area si svuota in pochi minuti: arrotolate le bandiere, tolti i cappelli, scomparso lo striscione che campeggiava dall’inizio “Comunque vada, grazie ragazzi per aver onorato questa maglia”. Anche gli ultimi tifosi si avviano all’uscita, discutendo sulle cause della sconfitta senza nascondere la delusione fortissima: «Chi se lo aspettava un risultato così, ero convinto che avremmo vinto, anche se era difficile», dice ad esempio Luca. Tristezza anche nelle parole di Mattia, «dispiaciuto per come è andata, ma soprattutto per la reazione che ha avuto la gente qui». Mentre per Roberto «se Di Natale avesse segnato, avremmo potuto cambiare la partita». Ma c’è qualcuno che riesce a prendere la sconfitta anche con filosofia: «Arrivati alla finale, credevamo davvero di farcela; considerato come eravamo partiti, però, va bene anche così». Tutti a casa, allora. La caccia al titolo europeo – che manca all’Italia dal 1968 – continua. E la strada imboccata da Prandelli stavolta sembra quella giusta. Questo a parere di tutti.
2 luglio 2012