Stupro della Caffarella, catturati i responsabili
I due sono rumeni: uno fermato in un campo nomadi abusivo della Capitale, l’altro a Livorno. Sono Alexandru Isztoika Loyos e Karol Racz, di 20 e 36 anni, entrambi con precedenti penali di R. S.
Un modo vampiresco di servire le vittime di Angelo Zema (Avvenire)
Sono in manette gli stupratori del parco della Caffarella, Alexandru Isztoika Loyos e Karol Racz. Due rumeni, di 20 e 36 anni, sono stati arrestati durante la notte. Decisiva la collaborazione del commissariato di Primavalle, della polizia rumena ma soprattutto, come afferma il capo della Squadra Mobile di Roma Vittorio Rizzi, la «coraggiosa e straordinaria collaborazione dei due ragazzi» che hanno fornito dettagli importanti.
Il più giovane dei due rumeni si chiama Alexandru Isztoika Loyos, ha precedenti per rapina e per furto ed è stato fermato in un campo nomadi abusivo della Capitale. «Non so perché, non so come è successo, volevamo solo rapinarli, poi improvvisamente tutto è cambiato» ha detto durante la sua confessione, rispondendo alle domande del pm Vincenzo Barba. E ha inoltre fornito indicazioni per arrivare al suo complice, preso a Livorno. Loyos è stato anche riconosciuto dalla ragazzina di 14 anni aggredita sabato scorso. Secondo la polizia potrebbe essere coinvolto anche nella violenza sessuale avvenuta il 21 gennaio nel quartiere Primavalle: vittima una donna di 41 anni.
L’altro arrestato è Karol Racz, 36 anni, fermato in un campo nomadi del Cisternino, nei pressi di Livorno, da cui poi aveva intenzione di raggiungere la Spagna.
«Un lavoro fatto in strada, di pura investigazione, di intuito e senza l’aiuto di supporti tecnici. Un lavoro da veri poliziotti». Non nasconde la soddisfazione il questore di Roma, Giuseppe Caruso, nel commentare la conclusione dell’indagine, che a Roma è anche la conclusione di un incubo che ha portato al fermo. Il questore ha voluto sottolineare, tra l’altro, che i due accusati non hanno mai acceso i cellulari rubati alle vittime.
Il capo della Squadra Mobile di Roma, Vittorio Rizzi, nel corso della conferenza stampa, ha aggiunto: «Non vogliamo usare toni trionfalistici, avendo vissuto l’indagine a contatto diretto con le vittime. Sono molto vicino a loro». Il questore Caruso ha definito i due fidanzatini «di una forza, di una determinazione e di una grinta, specialmente la ragazzina, eccezionali, che hanno consentito alla polizia scientifica di lavorare con le informazioni aggiornate di continuo, man mano che riemergevano i ricordi dalla mente». Caruso ha inoltre sottolineato «la collaborazione determinante con la polizia rumena, che ha contribuito all’epilogo positivo del fatto».
18 febbraio 2009