Teatro di Roma, il futuro da “Cyrano” a Goldoni

D’estate calano i sipari, ma già si annunciano i cartelloni per la stagione 2009-2010: una panoramica su quanto propone il Teatro Argentina, con titoli classici e contemporanei di Toni Colotta

Calano gli ultimi sipari della stagione inverno-primavera e già si rendono noti opere e interpreti della prossima, che aprirà in autunno. È ormai tradizione della nostra rubrica che si occhieggino i cartelloni annunciati per evidenziare alcune delle novità più rilevanti. In più puntate la nostra esplorazione dovrà limitarsi per ragioni di spazio a note succinte sulle istituzioni maggiori. Iniziamo oggi dall’ente stabile pubblico, il Teatro di Roma, che ha più spiccato il carattere di servizio alla città.

Notiamo un cambiamento nella costruzione del programma: non il succedersi disorganico di autori e titoli ma alla base il filo conduttore dei «progetti», per legare la drammaturgia classica alla contemporanea. Per la prima spicca nel programma lo spettacolo prodotto dallo Stabile che aprirà in ottobre all’Argentina la nuova stagione: “Cyrano de Bergerac”, l’immortale ritratto di un solitario anti-eroe poeta dell’amore. Ne indosserà sulla scena naso e spada un eccentrico di valore, Massimo Popolizio. Intorno a “Cyrano” fissati una serie di eventi. Di Gabriele Lavia, da Franz Werfel, è l’altra produzione nuova dell’ente, “Scrittura femminile azzurro pallido”. Torneranno all’Argentina “Filumena Marturano” e “Molto rumore per nulla”. Vari gli spettacoli ospiti, di Aristofane e Goldoni fra gli altri, e all’India «scritture» e «riletture» oltre alla ripresa di “Pippi Calzelunghe”.

8 giugno 2009

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