«Testimone fedele del Signore»

La Messa del cardinale Ruini a Trabzon ad un anno dalla morte di don Santoro, celebrata nella stessa chiesa in cui il prete fu ucciso
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Questa mattina, nel primo anniversario della morte di don Andrea Santoro, sacerdote fidei donum della diocesi di Roma, il cardinale vicario Camillo Ruini ha celebrato la Messa nella chiesa parrocchiale di Trabzon per suffragare l’anima del sacerdote ed esprimere la vicinanza della diocesi alla comunità cattolica locale. Era accompagnato dal segretario generale del Vicariato, monsignor Mauro Parmeggiani, dalla mamma di don Andrea, Maria Polselli, dalle sorelle Maddalena e Imelda, dal cugino Antonio Polselli e dal parroco di Sant’Ippolito, monsignor Enrico Feroci, amico di don Andrea.

Nell’omelia il cardinale ha espresso «affetto e gratitudine per questo prete e parroco romano, che è stato testimone fedele del Signore Gesù fino all’effusione del sangue». Ricordando l’amore che il sacerdote nutriva per la Turchia «verso la quale sentiva nel profondo dell’animo un debito di riconoscenza, perché attraverso questa terra la fede cristiana giunse a Roma».

Il vicario di Roma per la diocesi del Papa ha rinnovato sentimenti di «vicinanza e solidarietà fraterna alla comunità cristiana di Trabzon, dell’Anatolia e dell’intera Turchia», ringraziando il nunzio apostolico in Turchia, Antonio Lucibello, e il vicario apostolico di Anatolia, Luigi Padovese, che hanno concelebrato con lui, e il parroco don Valdemaro, polacco. Un “grazie” anche al «piccolo gregge del Signore Gesù» di Trabzon.

Il cardinale ha affermato: «Siamo venuti dunque per dare un contributo alla pace tra i popoli e tra le religioni, per testimoniare che il dialogo tra le religioni è possibile e doveroso, nel rispetto della fede di ciascuno e nell’amore per il fratello che è presente in ogni persona umana, creata ad immagine di Dio. Siamo venuti perché si affermi ovunque nel mondo la libertà religiosa, per chiedere a Dio di illuminare la mente e il cuore di ciascun uomo, affinché comprenda che soltanto nella libertà e nell’amore del prossimo Dio può essere autenticamente adorato. Siamo venuti soprattutto in atteggiamento di preghiera, come Don Andrea che è vissuto qui per cercare e adorare il Signore nel silenzio, nell’ascolto della sua Parola, nell’accoglienza umile e caritatevole verso ogni persona».

Don Andrea, ha detto ancora il cardinale, «non si è mai vergognato di Cristo, ma ha posto sempre in Lui la propria speranza e la propria fiducia». E ha ricordato il discorso del Papa al convegno di Verona, in particolare il passo sul valore della risurrezione di Cristo che introduce ad una dimensione completamente nuova, con una trasformazione che don Andrea ha saputo incarnare nella sua esperienza sacerdotale. «Il Signore chiede a noi di continuare la sua testimonianza e ci darà l’energia interiore per farlo davvero, qui a Trabzon come a Roma. In questa Messa, mentre preghiamo per Don Andrea e ci affidiamo alla sua preghiera, chiediamo anche a Dio, con umiltà e con fiducia, di essere questi suoi fedeli testimoni».

A Roma don Santoro sarà ricordato questa sera alle ore 19 con una solenne concelebrazione eucaristica, presieduta dal vicegerente Luigi Moretti e alla quale parteciperanno numerosi sacerdoti e fedeli che hanno conosciuto il sacerdote, nella cappella del pontificio Seminario Romano Maggiore (piazza San Giovanni in Laterano, 4) che ha avuto tra i suoi alunni don Andrea. Altre celebrazioni si sono già svolte nelle parrocchie dove egli ha prestato il proprio servizio: ne daremo notizia domenica prossima su Roma sette.

5 febbraio 2007

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