Trasferiti in due centri gli afgani dell’Ostiense
I 150 profughi si trovano alla Casa della Pace e al Centro Forlanini. La vice presidente Tavoso: «Buona come soluzione temporanea, ma servono interventi strutturali» da Redattore Sociale
Sono stati trasferiti alla Casa della Pace e al Centro Forlanini gli afgani che occupavano il terminal della Stazione Ostiense. Il Comune di Roma, dopo aver concluso il censimento, ha fatto arrivare tre pullman con cui sono stati trasferiti i profughi, sotto gli occhi dell’assessore alle Politiche sociali Sveva Belviso. Dopodiché, ha fatto subito smantellare tutto quanto fosse rimasto all’Air Terminal, lasciando le forze di polizia a controllare la zona. È il risultato dell’incontro tra l’assessore e le associazioni che assistono i profughi afgani, tra cui Medici per i Diritti Umani (Medu) e la Rete per la tutela dei rifugiati afgani, che il 14 aveva occupato gli uffici del V Dipartimento. La protesta ha rappresentato il culmine di un periodo di contestazioni con cui venivano denunciate le pessime condizioni in cui versavano i 150 profughi.
Dal 2006, un centinaio di afgani si era stabilito in via Capitan Bavastro, nei pressi dell’Air Terminal della stazione Ostiense, in quella ormai da molti conosciuta come “la buca”, uno scavo su cui doveva sorgere un edificio. Qua i profughi, scappati da un Paese in guerra e da violenze e persecuzioni, vivevano in tende portate dalle associazioni, senza alcuna assistenza sanitaria se non quella del camper di Medu, senza servizi igienici né accesso ad alcuna accoglienza. A giugno è stata chiusa anche l’unica fonte di acqua potabile presente, aggravando le condizioni e peggiorando la salute già precaria degli occupanti. Il tutto sotto continua minaccia di sgombero da parte delle forze di polizia, sollecitate dal Consorzio che si occupa dei lavori di riqualificazione urbanistica dell’area che parte dall’Air Terminal e arriva alla Cristoforo Colombo.
Il trasferimento nelle due strutture, previsto fino al 30 settembre, è considerato un primo passo per cui, tramite un comunicato, le associazioni esprimono soddisfazione, ma sottolineano che l’operazione non può essere considerata sufficiente: chiedono il mantenimento della promessa fatta dall’assessore, ovvero la «costruzione entro settembre di un tavolo interistituzionale di concertazione per costruire un centro di accoglienza sostenibile, un punto di orientamento: soluzioni strutturali e non emergenziali, per non ritornare alla situazione critica in cui si era», afferma Marie Aude Tavoso, vicepresidente di Medu.
La stessa Tavoso esprime preoccupazione per le modalità con cui è avvenuta l’accoglienza: «Al Forlanini, dove l’orario di apertura è dalle 19 alle 11, non è stato possibile cenare, come invece era stato garantito. Inoltre, l’orario di apertura della Casa per la Pace, dalle 20 alle 8, potrebbe presentare delle problematiche logistiche per le persone ospitate. D’altro canto – mitiga la vicepresidente – queste difficoltà potrebbero essere legate solo all’immediatezza con cui sono state effettuate le operazioni di trasferimento». E aggiunge: «Speriamo ci sia una flessibilità nei confronti di alcune persone che, per problemi di lingua o per l’istantaneità delle operazioni, non sono riuscite a partecipare al trasferimento: 120 persone sono attualmente nei centri, mentre noi sappiamo della presenza di almeno 150 persone».
La comunità è composta in prevalenza da uomini che, superato un periodo iniziale di conoscenza del territorio, effettuano domanda di asilo: nel 2007, il 54% non aveva ancora fatto richiesta d’asilo, il 25% era richiedente asilo, il 9% aveva ottenuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari. I profughi che non avevano ancora presentato richiesta d’asilo erano arrivati in Italia da pochi giorni, senza ricevere alcun tipo di assistenza. C’è poi un altissimo numero di minori non accompagnati, il cui obiettivo è raggiungere i Paesi del nordEuropa. (Dati rapporto Medu 2008 “Un camper per i diritti”).
21 luglio 2010