Ucsi, confronto a più voci su “Cinque italiane in Somalia”
Dedicato ad Annalena Tonelli, suor Leonella Sgorbati, Ilaria Alpi, Graziella Fumagalli, Maria Cristina Luinetti l’incontro che si è svolto alla Fnsi. Vania De Luca: «Una presenza femminile discreta ma decisiva» di Daniele Piccini
Annalena Tonelli, suor Leonella Sgorbati, Ilaria Alpi, Graziella Fumagalli, Maria Cristina Luinetti: cinque donne vissute e morte in Somalia, per la Somalia. La loro figura è stata ricordata questa mattina, giovedì 31 ottobre, in un incontro organizzato dall’Unione cattolica della stampa italiana del Lazio, nella sede della Federazione nazionale della stampa italiana. Sono state cinque donne diverse, accomunate, secondo Andrea Melodia, presidente nazionale dell’Ucsi, «dalla voglia di fare fino in fondo il loro mestiere, con spirito di servizio». Donne, ha detto Vania De Luca, presidente Ucsi Lazio, «che rappresentano un esempio di come in un Paese difficile come la Somalia si possa essere una presenza femminile discreta, ma decisiva».
In effetti, nei mezzi di comunicazione le donne di rumore ne fanno pochissimo. «Quelle che prendono di petto i problemi dell’umanità – ha spiegato Elisa Manna, sociologa del Censis – non hanno spazio nei media. Serve informazione su di loro, per dare un esempio alle ragazze di oggi». Le “cinque italiane in Somalia” vivono nel ricordo di chi ha lavorato a fianco a loro. Come Silvio Tessari, di Caritas italiana. «Ho lavorato tre anni a Merca con Annalena, scomparsa il 5 ottobre 2003 – ha ricordato -. Non l’ho mai sentita dire cose inutili. Poteva parlare con competenza di tubercolosi anche se non era medico. Lamentava stanchezza solo quando cadeva vittima della routine. Allora parlava con il suo “datore di lavoro”, Dio, e pregava. Era una mistica: per lei – ha aggiunto Tessari – l’estasi era il servizio appassionato ai poveri».
Una donna «più normale» invece la dottoressa Graziella Fumagalli, medico volontario, uccisa il 22 ottobre 1995. «Era posata, serena – ha proseguito l’agronomo della Caritas – e prendeva sul serio ogni sfida. La sua eredità è più imitabile, rispetto a quella di Annalena». Ancora, Ilaria Alpi, uccisa a 33 anni il 20 marzo 1994, non era impegnata nella cura delle persone, ma «il suo modo di fare giornalismo era una missione», ha detto Elisa Marincola, giornalista di Rai News 24. «Ilaria – ha proseguito – era in Somalia per ritrovare le tracce di un traffico di rifiuti tossici e armi che partiva dall’Italia e finiva in Somalia. Era convinta che ci fossero pesanti responsabilità italiane. Ci ha donato un limpido esempio di professionalità».
Per suor Leonella Sgorbati, che nel 1991 ha fondato in Somalia una scuola per infermiere, il 16 ottobre a Gibuti, si è avviata la causa diocesana di beatificazione. «È stata uccisa il 17 settembre 2006 insieme alla sua guardia del corpo somala – ha raccontato la giornalista di “Popoli e Missione” Miela Fagiolo D’Attilia -, mescolando sangue cristiano con sangue musulmano. Un segnale che la strada da percorrere è il dialogo». La crocerossina Maria Cristina Luinetti, uccisa da uno psicopatico il 9 dicembre 1993, a 24 anni, «non ha fatto notizia perché era semplicemente una brava ragazza», ha proseguito D’Attilia. «Non voleva che i suoi funerali si svolgessero a Roma per non attirare attenzione. Queste donne ci mancano. Dobbiamo attingere alla loro esperienza con maggiore lucidità».
31 ottobre 2013