Un osservatorio per il Mediterraneo
di Fabio Salviato
Le crisi che in questi giorni si stanno evolvendo nel Mediterraneo rappresentano un segnale preoccupante anche dell’instabilità del nostro sistema economico e sociale. Algeria, Tunisia, Egitto, Libia, ma anche Iran, Yemen, la stessa Arabia Saudita, sono in una fase di grande evoluzione. Molte di queste nazioni sono di fronte alle nostre coste e, proprio in questi giorni decine di migliaia, se non centinaia di migliaia di migranti, utilizzano ogni mezzo di fortuna per attraversare il Mediterraneo ed approdare in Europa alla ricerca di quel futuro che evidentemente a casa loro non vedono. Oppure si trovano costretti a fuggire da una guerra civile dagli esiti incerti e preoccupanti.
È in questi casi che l’Europa dovrebbe trovare velocemente un’intesa per effettuare una serie di interventi capaci di “riportare” un clima di pace e serenità nell’area mediterranea.
In questi Paesi, oltre agli interventi di emergenza, è necessario un supporto alla ripresa economica, settore in cui i principi e gli strumenti della finanza etica possono fare molto. Se si analizzano gli interventi della finanza etica, ed in particolare quelli che abbiamo effettuato come Sefea (Società Europea Finanza Etica e Alternativa) e come Banca Etica nel bacino del Mediterraneo in questi ultimi 10 anni, forse potremmo trovare delle risposte rispetto ai tanti interrogativi che ci assalgono in questi giorni.
La Finanza etica è spesso intervenuta in aree pre-belliche, post belliche, o cosiddette “difficili”, proprio perché attraverso un uso responsabile del denaro è possibile contribuire a realizzare processi di cambiamento.
Cosa ha fatto la Finanza etica nel bacino del Mediterraneo? Ricordiamo il recente intervento in Libano, dove accanto ai militari italiani inviati dall’Onu, decine di Ong italiane, su indicazione del Ministero degli Affari Esteri, sono state chiamate per realizzare una fase di “ricostruzione”, non solo di strade e ponti, ma anche di scuole e ospedali, insomma sono state chiamate a ripristinare quelle strutture e condizioni minime necessarie allo svolgimento di una società civile più matura.
E qui sta, a mio avviso, uno dei nodi positivi della crisi in questo mondo globalizzato: le società civili, soprattutto i giovani (pensiamo che in Nord Africa circa il 40% della popolazione ha meno di 20 anni), hanno preso coscienza della gravità della situazione, hanno capito che devono riprendersi in mano il proprio futuro, devono ricostruire una realtà che possa garantire loro un futuro.
Recentemente mi sono recato in Palestina, un territorio difficile, per visitare le zone in cui stiamo realizzando un progetto insieme al nostro partner locale: Reef, un’istituzione di micro finanza. L’obiettivo di questa collaborazione è quello di dare “fiducia” a migliaia di donne (12.000) che hanno bisogno di un microcredito per poter sviluppare attività nel campo agricolo o artigianale. Come Banca Etica, in collaborazione con la Fondazione Culturale Responsabilità Etica, abbiamo effettuato un primo intervento di 100.000 euro per garantire lo sviluppo di questi primi progetti, ma l’obiettivo è più ambizioso: costruire in Palestina la prima banca a vocazione sociale e solidale, sempre in collaborazione con un soggetto locale, in questo caso il Parc, una Ong con forte vocazione agricola.
L’idea poi è anche quella di coinvolgere la parte israeliana, e perché no, immaginare di realizzare a Gerusalemme un ufficio dove palestinesi ed israeliani possano incontrarsi e ideare piani condivisi di sviluppo economico e finanziario. Si tratta di una realtà notoriamente difficile e complessa, ma ciò non deve bloccare iniziative positive di sviluppo, anche ambiziose, ed è per questo che noi ci stiamo lavorando.
Stiamo realizzando un altro progetto interessante assieme alla Fondazione di Comunità di Messina: un “Osservatorio sul Mediterraneo”. L’osservatorio esiste già e sta monitorando una serie di progetti e realtà in Libano, in Marocco, in Tunisia, in Palestina. Una proposta concreta che affronteremo come Febea (Federazione Europea delle Banche Etiche ed Alternative) nelle prossime settimane sarà lo sviluppo di CoopMed, cioè di una società finanziaria dedicata a sostenere le istituzioni di microfinanza e le banche a vocazione sociale nell’area del Mediterraneo.
In questo senso stiamo facendo appello alle istituzioni pubbliche, alle autorità preposte, al mondo dell’impresa, ma anche ai singoli cittadini, per mobilitare risorse al fine di intervenire soprattutto sostenendo finanziariamente istituzioni di microfinanza – come banche dedicate – che cerchino di sviluppare o creare progetti, capaci di generare sviluppo in questi Paesi che si trovano in una fase di transizione.
Dobbiamo essere convinti, come cittadini europei, che il cambiamento, in senso positivo, di una società di pace e serenità è possibile nella misura in cui ognuno di noi farà la propria parte e noi pensiamo che anche attraverso questi strumenti potremo contribuire in questa fase difficile alla ricostruzione di un Mediterraneo di pace e solidarietà.
fsalviato@bancaetica.com
25 febbraio 2011