Una primavera dipinta d’argento. La riscoperta della terza età

di Angelo Peluso

«L’esistenza non comporta soltanto un aspetto fisico. Le persone più vecchie possono essere molto più vive dei giovani, perché hanno sperimentato più cose. Il problema della vecchiaia è dato dal fatto che, per paura della morte che si avvicina, gli uomini cominciano ad avere terrore di vivere. Non capiscono che è solo la conclusione di una tappa a rendere possibile il passo successivo: la Natura non compie mai dei balzi. Come non spezza i rami giovani, non impedisce che un albero, vecchio e stanco, cessi di esistere. Questo è ciò che chiamiamo ordine naturale delle cose. Tante volte mi immagino dopo la morte, mentre lentamente ritorno agli elementi del suolo: è il grande abbandono, che trasforma tutto in silenzio e calma, affinché le cose possano rinascere. L’età prepara il mio corpo a fertilizzare la terra da cui sono venuto. L’autunno del corpo conduce all’inverno, e l’inverno è necessario perché possa sopraggiungere una nuova primavera. Allo stesso modo, il mio spirito si sposta da una tappa all’altra, sapendo che ogni stagione ha le sue qualità e i suoi difetti» (Gibran).

L’aspetto più rilevante che oggi riscontriamo in molte persone però, è la presenza di una continua crisi d’identità, che attraversa tutte le fasce dell’età adulta e dunque anche la terza età. Si tratta di una ricerca, a volte ossessiva, di un’immagine esteriore che non riesce però a compensare la confusione e il disorientamento interiore: è senza dubbio uno dei mali della nostra epoca. Tra i vari atteggiamenti di disfunzione sottolineerei l’adolescenzialità cioè avere un comportamento non consono alla propria età per esorcizzare il passare del tempo creandosi facili illusioni oltre che malessere emotivo in famiglia; l’ ossessiva cura del corpo; l’ossessiva ricerca del farmaco; gli anomali sentimenti di gelosia; le trasgressività affettive con persone molto più giovani.

Camminare insieme, riscoprirsi insieme, inventare nuovi mondi relazionali insieme, deve essere l’imperativo per non perdersi in uno dei momenti più delicati della vita. Il passare degli anni non deve diventare “una fase calante e inevitabile verso la morte”, ma il rinforzo di una identità diversa, più matura e funzionale che va messa al servizio delle altre generazioni (dai figli all’ambiente esterno).

La pubblicità sfrutta molto il bisogno di farsi notare e di nascondere il passare degli anni. Non a caso ci sono moltissimi slogan e immagini pubblicitarie di prodotti ad hoc che colpiscono l’immaginario con tecniche quasi adolescenziali, ma efficaci. Non dimentichiamoci poi delle cosiddette linee telefoniche erotiche che sfruttano abilmente e ingannevolmente la solitudine dell’anziano, promettendo magici momenti di amore o leggendo il futuro dando i giusti consigli per essere seduttivi e piacenti… E da queste solitudini possono nascere pericolose deviazioni nelle personalità più fragili.

L’industria farmaceutica e cosmetologica contribuisce notevolmente a dare speranze di gioventù ritrovata promettendo un metaforico “ nuovo volto” che può cambiare positivamente la vita. Farmaci afrodisiaci, prodotti energetici, la chirurgia plastica ecc. promettono di cancellare l’anagrafe, ma la verità principale è che la nostra anima non ha età e non necessita di farmaci o tecniche per ringiovanire : è proprio sullo spingere a valorizzare le singole personalità il vero segreto della continua giovinezza.

La terza età ,infatti,spesso coincide con la paura della solitudine, dell’uscire di scena. Allora necessitano programmi di valorizzazione da parte delle istituzioni e una cultura sociale non prigioniera del bello a tutti i costi. I figli e la comunità in particolare hanno il dovere di saper essere vicini alle persone della terza età perché le possibili solitudini interiori possono sfociare facilmente nella depressione o renderli facili preda di gente senza scrupoli che raggirano i loro bisogni affettivi per derubarli.

Nascere bene significa quindi saper invecchiare bene perché come diceva il Beato Papa Giovanni XXIII invecchiare non significa aggiungere anni alla vita, ma aggiungere vita agli anni.

6 giugno 2008

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