Una storia da raccontare con ogni mezzo possibile

Intervista a Manfredi Giffone (nella foto) autore della prima graphic novel che racconta della mafia e della lotta civile a Cosa nostra tra il 1978 e il 1992, anno delle stragi di Capaci e via D’Amelio di Francesca Samà

È intervenuto al XXI Master di aggiornamento per direttori, redattori e giovani giornalisti dei settimanali cattolici aderenti alla Fisc sul tema “La Sicilia oltre le mafie” lo scrittore Manfredi Giffone per parlare di “Un fatto umano. Storia del pool antimafia” (Einaudi 2011), libro di cui è autore insieme a Fabrizio Longo e Alessandro Parodi. Il testo è la prima graphic novel (libro a fumetti) che racconta la storia della mafia siciliana e della lotta civile a Cosa Nostra negli anni che vanno dal 1978 al 1992 quando persero la vita i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, uccisi rispettivamente nelle stragi di Capaci e via D’Amelio.

Lei è nato a Torino ma ha sempre vissuto a Roma. Che motivi l’hanno spinta a occuparsi di mafia?
Avevo tredici anni nel 1992, anno delle stragi di Falcone e Borsellino, e quando seppi della loro morte conoscevo ben poco della loro storia. Quando, nel 2004, ho deciso di mettermi a lavoro per documentarmi, mi sono reso conto che non sapevo quasi nulla, quindi scrivere per me è stato un modo per “autosensibilizzarmi” e liberarmi da una sorta di senso di colpa.

Perché la scelta del fumetto per raccontare la storia del pool antimafia in Italia? E perché rappresentare i personaggi come animali antropomorfi?
Ritengo che una storia vada raccontata con ogni mezzo possibile e il fumetto ci ha permesso di dare conto di alcune particolarità anche dal punto di vista iconografico. Inoltre è una forma che permette di avvicinare alla lettura anche i ragazzi e far conoscere anche a loro la storia di chi si è battuto per la giustizia e il bene comune. La scelta invece di utilizzare dei personaggi con fattezze animali mi permetteva di renderli più riconoscibili; è stato un modo per aiutare il lettore a orientarsi vista la grande mole di personaggi da gestire. Questa soluzione presentava inoltre il vantaggio d’identificare immediatamente il carattere di una persona a seconda dell’animale a cui era abbinato. Infine c’era la possibilità di riunire alcuni gruppi di personaggi a seconda delle specie o delle famiglie animali, ad esempio il clan mafioso dei Corleonesi è rappresentato dal cinghiale.

L’espressione “un fatto umano” presente nel titolo rimanda a una celebre frase di Giovanni Falcone che diceva: «La mafia è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà una fine». Condivide quest’idea?
Condivido la frase dal punto di vista della veridicità legale, ma più che condividere io mi auguro che ciò accada. Comunque se il giudice Falcone riteneva che il fenomeno mafioso sarebbe stato debellato c’è da crederci e ora che sono stati realizzati tanti arresti eclatanti ritengo sia giunto il momento di chiedersi e capire quale sarà il riassetto della mafia. Ma soprattutto, come diceva lo stesso Falcone, è importante che istituzioni, forze dell’ordine e cittadini dicano con ogni mezzo “no” alla mafia.

Se le chiedessero di spiegare a un ragazzo che cos’è la mafia come la definirebbe?
Premetto che al termine mafia si associano diversi concetti come Cosa Nostra, associazione a delinquere, omertà e onorata società. Personalmente ritengo che la mafia sia un’associazione criminale basata su una determinata ideologia e di conseguenza il mafioso è colui che ha un determinato codice di regole al quale accede prestando giuramento. Tutto il resto per me può essere definito atteggiamento protomafioso.

24 settembre 2012

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