“24 ore per il Signore”, appuntamento il 28 e 29 marzo

Sarà Francesco a dare il via all’iniziativa dedicata alla riconciliazione, con una celebrazione penitenziale in San Pietro. Quindi, chiese aperte fino a tarda notte. La conclusione sabato di Christian Giorgio

«Spogliarsi dell’uomo vecchio per rivestirci della grazia di Dio misericordioso». È questo il senso del sacramento della riconciliazione per don Giuseppe Forlai, assistente spirituale al Seminario Maggiore. «Attraverso le “Ventiquattr’ore per il Signore” abbiamo la possibilità di fare un passo in più verso questa “vestizione”», e ciò vale soprattutto per chi «è più timido nell’accostarsi al confessionale». L’iniziativa, promossa dal Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione per il 28 e il 29 marzo, verrà vissuta in concomitanza in numerose diocesi del mondo.

Nel centro di Roma, la chiesa delle Stimmate in largo Argentina, Sant’Agnese in Agone a piazza Navona e la basilica di Santa Maria in Trastevere resteranno aperte dalle 20 fino a tarda notte. Qui ci saranno sacerdoti disponibili per le confessioni mentre l’Eucaristia sarà esposta per l’adorazione. Il Papa darà il via all’iniziativa venerdì 28 con una celebrazione penitenziale, alle 17, nella basilica vaticana, al termine della quale ascolterà delle confessioni. Sabato 29, nelle chiese indicate e in tutta la diocesi, continuerà l’esperienza dell’accoglienza e della riconciliazione. La giornata si chiuderà nel Santuario della Misericordia, la chiesa di Santo Spirito in Sassia, dove, alle 17, si celebreranno i vespri.

Papa Francesco ha sottolineato l’importanza di questo sacramento nella catechesi dello scorso 19 febbraio, quando invitò i fedeli a essere coraggiosi perché con la riconciliazione si viene «avvolti nell’abbraccio caloroso dell’infinita misericordia del Padre». La giornata «sarà celebrata a ridosso della quarta domenica di Quaresima – sottolinea don Forlai -, nella quale il Vangelo ci parla proprio della misericordia di Dio che ci guarisce»; non a caso il Papa ha accostato la confessione all’unzione degli infermi, «sacramenti di guarigione attraverso i quali Gesù si rivela allo stesso tempo medico delle anime e dei corpi». Venerdì, nei tre luoghi scelti come «centri della riconciliazione», diversi giovani inviteranno i loro coetanei a entrare in chiesa, dove troveranno il silenzio dell’adorazione, «primo passo per rientrare in se stessi», come ha dichiarato l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del dicastero che ha organizzato l’iniziativa. «Questo è un elemento importante – riflette don Forlai – perché l’evangelizzazione nasce sempre per “contagio”. E questo è vero soprattutto per i più giovani che possono essere invogliati a riaccostarsi alla confessione ascoltando l’esperienza dei propri coetanei».

Ed è proprio il tempo forte della Quaresima quello più indicato per la riconciliazione: «Questo periodo – puntualizza il sacerdote – ci ricorda che dobbiamo fare un cammino di riappropriazione continua della grazia del battesimo per trovare un modo nuovo che ci permetta di stare degnamente davanti a Dio, alla comunità dei fratelli e a noi stessi». A livello teologico, conclude don Forlai, «il sacramento della confessione è in totale sintonia con la Quaresima che è un cammino per rinnovare le promesse battesimali nella veglia pasquale. In questo periodo, andando verso la memoria sacramentale del nostro battesimo, celebriamo la confessione che è il battesimo non dell’acqua ma delle lacrime».

25 marzo 2014

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