Paul Gauguin, artista di mito e sogno

Al Complesso del Vittoriano 150 opere tra oli, disegni, sculture e ceramiche dell’artista “errante” di Francesca Romana Cicero

Nell’immaginario collettivo il nome di Paul Gauguin evoca lontani mondi esotici, trasposizioni di colorate visioni oniriche, non prive di riferimenti autobiografici. Un mondo popolato da indigeni tahitiani, alla cui bellezza innocente e primitiva – così diversa dai canoni estetici europei – rese omaggio, evidenziandone le specificità culturali, con una vena artistica raffinata ed eclettica. L’esperienza visiva di tali opere è resa ancor più affascinante dalle singolari vicende biografiche di Gauguin, che alimentano facili richiami allo stereotipo dell’artista avventuriero, dalla vita sociale ed affettiva sregolata: la consacrazione alla pittura avvenne dopo essersi dedicato alle più diverse attività lavorative (cadetto della Marina, agente di cambio e “pittore della domenica”), esposizioni fallimentari, e una vita condotta all’insegna della libertà dai conformismi delle accademie artistiche e della società. Vita, consumata dall’alcool e dalla sifilide, conclusasi miseramente in solitudine, lontano dalla patria, dai familiari e dagli amici.

Artista errante e in fuga da una civiltà europea non più autentica nella sua essenza, si è lasciato divorare da una disperata ricerca dell’Eden, della mitica Età dell’Oro – di cui si trova traccia nella memoria di Roma antica e in Virgilio – nella quale regnano pace perfetta e abbondanza felice. L’esposizione al Complesso del Vittoriano – che consta di circa 150 opere tra oli, disegni, sculture e ceramiche – ripropone questa vagheggiata utopia tramite percorsi ben definiti, tesi a favorire il confronto tra stili pittorici diversi: dall’esordio impressionista, dal quale si discosta abolendo ombre e chiaroscuri, alla tragica stagione di convivenza con Van Gogh – conclusasi con l’auto-mutilazione del tormentato pittore olandese – quando la sua arte diventa sempre più astratta e sognante, e alla raffigurazione dei viaggi a Tahiti e nelle isole Marchesi.

L’allestimento, pur ricostruendo l’intero percorso umano ed artistico di Gauguin, potrebbe deludere le aspettative del grande pubblico, il cui unico desiderio è di sostare davanti a quei capolavori – molti dei quali mancanti – mirabile esempio di esotismo colto, nei quali la sua arte appare sospesa tra mito e sogno, e dove l’incontro tra il colonizzatore europeo e gli indigeni è calato in un mondo incantato con scenari ravvicinati, senza prospettiva, con colori rispettosi dell’immaginazione dell’artista più che della realtà, e inimitabili figure dalle proporzioni e grazie non convenzionali.

“Paul Gauguin. Artista di mito e sogno”, Complesso del Vittoriano, Via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali). Fino al 3 febbraio 2008. La mostra è curata da Stephen F. Eisenman. Catalogo: Skira, 39 euro. Orario: dal lunedì al giovedì dalle 9.30 alle 19.30; venerdì e sabato dalle 9.30 alle 23.30; domenica dalle 9.30 alle 20.30. Biglietti: intero 10 euro; ridotto 7,50 euro. Informazioni: tel. 06.6780664.

30 ottobre 2007

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