L’Apocalisse in mostra
Ai Musei Vaticani oltre 100 opere realizzate tra il IV e il XX secolo e provenienti dai musei d’Europa e degli Usa di Francesca Romana Cicero
In parola ispirata da Dio l’apostolo Giovanni «rapito in estasi nel giorno del Signore» tradusse le visioni e i messaggi straordinari che aveva ricevuto durante il suo esilio a Patmos, piccola isola del mar Egeo. In parola, piuttosto controversa a livello interpretativo, il «veggente di Patmos» – sulla cui identità già si discuteva presso gli studiosi del III secolo – tradusse tra il 70 e il 95 d.C., nell’ultimo libro della Bibbia, quell’immenso affresco immaginifico, che si dispiega in innumerevoli riquadri. Parola che, per i continui riferimenti espliciti e simbolici a guerre e cataclismi di ogni genere, è divenuta nell’immaginario collettivo antico e moderno evocatrice di inquietanti presagi di un tragico ed imminente epilogo dell’umanità.
Indirizzata alle sette chiese d’Asia – Efeso, Smirne, Pergamo, Tiàtira, Sardi, Filadelfia, Laodicéa – perseguitate e rese deboli sul piano spirituale e dottrinale, l’Apocalisse (dal greco, rivelazione) è invece il libro della speranza e della moltitudine dei santi, del dis-velamento del senso della storia dell’umanità: è la rivelazione del mistero di Cristo morto e risorto, del Bene che vince sul Male. «Io sono l’alfa e l’omega, dice il Signore Dio, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!» (Ap 1,8).
In immagine sono “ri-tradotte” le grandiosi visioni dell’Apocalisse dal genio di artisti e botteghe di tutti i tempi. Immagini di cui i Musei Vaticani con la mostra “Apocalisse. L’ultima rivelazione” – proveniente da Illegio – offrono una selezione: pregevoli opere (tra codici, dipinti, incisioni, etc.) consentono un itinerario d’arte e spirituale, e di rilettura del testo sacro, mediante uno straordinario intreccio tra tradizione occidentale e orientale, tra cattolicità, ortodossia, e mondo luterano. L’allestimento si sviluppa lungo l’asse centrale del Salone Sistino, ambiente voltato connotato da ricche decorazioni pittoriche, parte integrante ormai dei Musei Vaticani, e non più spazio della Biblioteca riservato alla consultazione e conservazione di testi e codici.
I capolavori, provenienti dalle sedi museali più prestigiose d’Europa e degli Stati Uniti, sono oltre 100 e relativi ad un arco temporale compreso tra il IV e il XX sec., attestazione che l’iconografia apocalittica è già presente nell’arte paleocristiana. Si ammirano, tra le altre opere, con progressiva epifania del testo sacro, il Crocefisso ligneo di Vic, dalla raffinata decorazione pittorica, rappresentante Cristo vivente, ritto e vincente; sedici incisioni di Dürer, mirabile esempio di virtuosismo su legno influenzato dalle condizioni storico-sociali e politiche del momento, e dalle profezie che scuotevano l’Europa alle soglie del 500; il “San Michele che sconfigge Satana” di Guido Reni; un acquerello di Dalì; il ciclo di illustrazioni di De Chirico; e una serie di preziose ed antiche icone russe e bizantine, tra cui spicca il maestoso “Salvatore in trono” della scuola di Novgorod, vera sintesi dei canoni compostivi degli iconografi ortodossi.
Esempio di continua rielaborazione dell’immagine sacra tra testo biblico, teologia, committenze raffinate e devozione popolare, è la serie di Madonne, ispirate alla visione apocalittica della Donna vestita di sole, con la corona di dodici stelle sul capo e la luna sotto i piedi, raffigurazione della Chiesa e di Maria. Mirabile il Reliquiario di Sant’Eleuterio, uno scrigno tutto argento, oro, gemme e smalti, che allude alla magnificenza della Gerusalemme celeste; interessante “Il giudizio universale” di Campi, copia dell’omonimo michelangiolesco, utile al restauro effettuato nella Cappella Sistina, data la nudità originaria delle anime che, per effetto del Concilio di Trento, vennero poi coperte da Daniele da Volterra nel capolavoro del Buonarroti (salvato probabilmente proprio dal “ritocco”). Chiude il percorso “L’Albero della Vita” di Matisse, superamento finale della caducità della condizione umana e allusione a Gesù, che da esso pende, sorgente di vita e salvezza eterna per l’umanità: Dio non giudicherà secondo le apparenze, ma secondo il cuore. Obbligato il richiamo all’aspirazione-invocazione conclusiva del veggente di Patos: “Vieni, Signore Gesù”, preghiera eucaristica e nel contempo attesa della definitiva venuta del Signore, della nuova Gerusalemme celeste.
Apocalisse. L’ultima rivelazione, Musei Vaticani – Salone Sistino, Viale Vaticano. Fino al 7 dicembre. Curatore: don Alessio Geretti. Orario: fino al 3 novembre: dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 15.30 (uscita 16.45); sabato 27 ottobre dalle 10 alle 13.30 (uscita 14.45); sabato 3 novembre dalle 10 alle 15.30 (uscita 15.45); domenica 28 ottobre e 25 novembre dalle 9 alle 12.30 ( uscita 13.45). Dal 5 novembre al 7 dicembre: dal lunedì al sabato dalle 10 alle 12.30 (uscita 13.45). Chiusura la domenica (tranne l’ultima domenica del mese) e il 1° novembre. Ingresso: la visita è compresa nel biglietto ordinario dei Musei Vaticani. Catalogo: Skira, a cura di Serenella Castri.
23 ottobre 2007