Bernini pittore a Palazzo Barberini
I dipinti dell’artista nella struttura da lui stesso progettata: autoritratti, ritratti e soggetti sacri di Francesca Romana Cicero
Condivisa è la suggestione emotiva suscitata nel visitatore dal godimento della produzione pittorica di Gian Lorenzo Bernini. Suscettibile a diverse chiavi interpretative, dai delicati risvolti storiografici ed economici per i musei coinvolti, è l’esposizione “Bernini pittore” curata da Tommaso Montanari, dell’università di Tor Vergata, e basata su una sensibile riduzione dei dipinti autografi (16).
L’allestimento non si propone – al pari di altre esposizioni – di interessare semplicemente il visitatore con una selezione di opere disposte in modo da facilitarne la lettura e la comprensione, ma di presentare il risultato di una ricerca rigorosa condotta sull’analisi stilistica e sull’interpretazione storica – più che sui pochi documenti esistenti, la cui scarsezza è imputabile al mancato apprezzamento dei suoi contemporanei che ne esaltarono la genialità solo nelle opere scultoree ed architettoniche – dell’attività pittorica berniniana. Si tratta di una produzione senza committente, destinata a una fruizione privata, eccezionalmente eseguibile nel Seicento solo da un artista come Bernini, al quale in altri ambiti già grandi onori erano stati attribuiti.
Non essendo certo l’andamento cronologico, le opere sono disposte secondo tre tematiche principali – autoritratti, ritratti, soggetti sacri – a loro volta articolate in sezioni che evidenziano diversi nuclei: natura della ritrattistica pittorica dell’artista, rapporti e indipendenza dalla committenza, interpretazione del tema sacro e consuetudini della bottega berniniana. Le opere denotano un’esecuzione veloce che non indulge nella narrazione e che, al pari di Rembrandt e Velazquez, bloccando l’azione in una sorta di fotogramma, «coinvolge al massimo lo spettatore proiettandolo nel fuoco stesso dell’immagine, e affidando alla sua percezione il completamento mentale ed emotivo della storia» (Montanari).
Gli autoritratti attribuibili con certezza a Bernini – accomunati dallo stesso desiderio di riprodurre il proprio volto, senza assecondare la tendenza seicentesca di rendere le proprie sembianze simili a quelle del cliente – sono accostati agli “autoritratti non autografi” (ossimoro critico per indicare i dipinti eseguiti dagli allievi che s’immedesimarono nello stile del maestro). Accurati apparati didattici guidano il visitatore alla constatazione della differenza qualitativa e della conoscenza della bottega berniniana.
Seguono ritratti di personaggi anonimi, che attestano la modernità di Bernini pittore, e un busto marmoreo di Costanza Bonarelli, sua amante. Nella sezione dedicata al sacro si segnala il “Cristo deriso”, unica figura intera adagiata sul suo manto regale, capolavoro accompagnato da tre disegni che ne suggeriscono la genesi.
La scelta di collocare questa mostra al secondo piano di Palazzo Barberini, progettato dallo stesso Bernini (lo scultore più amato dall’aristocratica famiglia), rispetta la vocazione storica del Palazzo – che rinasce come grande museo statale – di ospitare mostre d’arte antica di un certo pregio.
“Bernini pittore”, Galleria nazionale d’arte antica di Palazzo Barberini, Via delle Quattro Fontane 13. Fino al 20 gennaio 2008. Mostra e catalogo a cura di Tomaso Montanari. Promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano, la mostra è realizzata da Vernice Progetti Culturali con il contributo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Catalogo Silvana Editoriale, 29 euro.Orari: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19. Chiuso il lunedì. Biglietti: intero 6 euro; ridotto 4 euro; integrato mostra+galleria 10 euro. Informazioni e prenotazioni biglietti: tel. 06.32810 (da lunedì a venerdì dalle 9 alle 18; sabato dalle 9 alle 13; domenica e festivi chiuso).
6 novembre 2007