Carlo Levi e Roma: il respiro della città

Al Casino dei Principi di Villa Torlonia, attraverso 46 dipinti dell’artista e 28 della Scuola romana, il rapporto tra questo intellettuale e la città di Francesca Romana Cicero

«Sono passati molti anni, pieni di guerra, e di quello che si usa chiamare la Storia. Spinto qua e là alla ventura […”>, mi è grato riandare con la memoria a quell’altro mondo, serrato nel dolore e negli usi, negato alla storia e allo stato, eternamente paziente, a quella mia terra senza conforto e dolcezza, dove il contadino vive, nella miseria e nella lontananza, la sua immobile civiltà, su un suolo arido, nella presenza della Morte […”>, dove il male non è morale, ma dolore terrestre».

È l’incipit di Cristo si è fermato ad Eboli (1945), l’opera più famosa di Carlo Levi (1902-75), ebreo torinese laureato in medicina, i cui spiccati interessi politici anti-fascisti gli riservarono la prigione e il confino in Lucania. Opera nella quale scene di vita hanno costituito una sorta di trattazione storico-sociologica non anonima. Voce diaristica quella di Levi che denota un’attenta visione soggettiva del mondo, sia esso negato o regolato dalla storia. Visione che ha avuto larga eco anche nelle opere pittoriche – poco note al grande pubblico – che riflettono, con strumenti diversi, lo stesso approccio realistico non meramente illustrativo, ma basato sull’immediatezza del sentimento e sulla semplicità dell’intuizione. Sono passati molti anni, funestati dalla guerra, in un mondo in cui la storia ha affondato le proprie radici, un mondo eternamente giovane e in continua evoluzione, una terra fertile anche in momenti tragici e presentimenti di morte nella quale, alla presenza della vita, ha potuto percepirne il mormorio indistinto. È il mondo della città eterna, nella quale ha vissuto negli anni ’30 e dal ’45 fino alla morte, con la sua immobile civiltà, le sue ‘cupole nere’, i colli lontani, le ‘ombre scintillanti’, i ponti sul Tevere, i nuovi palazzi affacciati verso il limite di una campagna che sembra ritirarsi di fronte a nuove forme di edilizia, e la presenza di numerosi artisti ed intellettuali, nonché amici. Mondo raffigurato con pennellate più robuste e un carattere accentuatamente visionario e persino onirico rispetto alla produzione degli esordi, rintracciabile nelle vedute e nei ritratti. Ritratti e autoritratti, concepiti come due differenti prese di coscienza dell’io rispetto all’altro da sé.

La mostra Carlo Levi e Roma: il respiro della città, allestita al Casino dei Principi di Villa Torlonia, illustra il rapporto tra quest’intellettuale e la città. L’esposizione, correlata al carattere culturale e storico del museo, consta di 46 dipinti dell’artista e 28 eseguiti dai pittori della Scuola Romana (tra cui Pirandello, Mafai, Scipione, Trombadori, Afro), alla quale peraltro non è mai appartenuto ufficialmente, accomunati dalla volontà d’immedesimarsi nel presente rifiutando scuole e accademie. Una mostra dunque che racconta la profonda esigenza di rinnovamento della cultura artistica del tempo, espressa non soltanto attraverso la ricerca di nuovi ideali estetici, ma anche nella raffigurazione di un penetrante sentimento di comprensione e condivisione della sorte dell’uomo.

Musei di Villa Torlonia, Casino dei Principi, Via Nomentana 70. Fino al 15 giugno 2008. Curatrice: Daniela Fonti.Orario: ore 9.00-17.30 fino all’ultimo sabato di marzo; ore 9.00-19.00 dall’ultima domenica di marzo al 30 settembre. Biglietto unico integrat:o Casino Nobile, Casina delle Civette, Casino dei Principi + Mostra: € 9,00 intero; € 5,50 ridotto; biglietto unico integrato Casino Nobile, Casino dei Principi con Mostra: € 7,00 intero, € 5,00 ridotto (gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente). Chiuso il lunedì e 1° maggio. La biglietteria chiude 45 minuti prima. Catalogo: Palombi Editore. Info: tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 22.30).

11 marzo 2008

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