Lo stupore di Betlemme nel presepe di Arnolfo di Cambio
di Marco Frisina
Il grande architetto Domenico Fontana alla fine del ’500 ebbe l’ordine di ristrutturare molti edifici romani, tra cui la basilica di Santa Maria Maggiore. Nei rifacimenti egli trasportò di peso l’antica Cappella del Presepe inglobandola nella cripta della Cappella Sistina della basilica Liberiana. Nel rifacimento il presepe fu smembrato e in parte addirittura distrutto, ma ancora possiamo ammirare alcune delle statue bellissime che Arnolfo di Cambio scolpì intorno al 1290 per celebrare il mistero dell’Incarnazione e dare ancora più risalto alla reliquia della mangiatoia venerata nella basilica. Il Pontefice di allora, Niccolò IV, era il primo Papa francescano e fu lui a voler restaurare l’antichissima basilica mariana e a volere un presepe, in ricordo del primo che San Francesco realizzò a Greccio. Arnolfo riuscì a esprimere in modo mirabile lo stupore di Betlemme. Lo sguardo pensoso di Giuseppe, il volto rapito di uno dei Magi inginocchiato e gli sguardi gioiosi degli altri due, che si scambiano ammirati la letizia e la meraviglia nel vedere Dio Bambino. La statua della Madonna col Bambino è cinquecentesca, e sostituisce quelle di Arnolfo che mostravano la Madre adagiata come puerpera, così come appare nelle icone del Natale, e accanto a lei il Bambino benedicente, adorato dai Magi. L’insieme esprimeva bene ciò che viene cantato a Maria nell’antifona d’ingresso delle feste mariane: «Salve Sancta Parens, enixa puerpera Regem», «Salve Santa Genitrice che hai partorito il Re».
14 dicembre 2008