Ignacio Pinazo in Italia e il Museo Andersen

La prima mostra monografica dedicata al pittore valenzano è ospitata nella casa-studio dell’artista norvegese di Francesca Romana Cicero

Il piano nobile del Museo Andersen presenta per la prima volta in Italia una mostra monografica dedicata al pittore valenzano Ignacio Pinazo (1849-1916). Pressoché sconosciuto in Italia, è uno dei più validi pittori del XIX secolo che unisce una sensibilità naturalistica alla leggerezza del tratto.

Incisivo e delicato ad un tempo è il suo segno, sia quando il suo sguardo si posa sulla vivacità delle arti e dei mestieri di Venezia, o alle altre realtà della città italiane a lui care, sia quando si sofferma a studiare il corpo umano, e in special modo le dolci linee di quello infantile e la classicità, mista ad un ideale amoroso, di quello femminile.

Pittore che non predilige il genere storico, Pignazo esegue tuttavia, come una sorta di cronista di eventi contemporanei, olii relativi alla morte di Papa Pio IX e Vittorio Emanuele, il cui godimento è gradevole pari a quello delle cosiddette “passeggiate romane” o agli scorci squisitamente agresti e bucolici.

L’osservazione della realtà di Pignazo, oscillante tra classicismo e realismo, tradizione e innovazione, si confronta con i sogni, le utopie e i grandi progetti del norvegese Hendrik Christian Andersen, nella cui abitazione da lui decorata con stucchi e pitture si snoda la mostra. Vissuto a Roma per oltre 40 anni, Andersen alla sua morte donò allo Stato italiano lo studio/abitazione comprensivo della collezione di oltre 200 sculture, dipinti, arredi, materiale fotografico e libri.

La Galleria, ove l’artista mostrava ai visitatori le opere finite, e lo Studio, per la modellazione delle forme, dopo i recenti restauri sono tornati ad essere lo scenario delle monumentali sculture anderseniane ispirate ai temi dell’amore, della maternità, e della gagliardia fisica. Sculture destinate a decorare gli edifici della “Città mondiale”, patrimonio di tutte le nazioni, alla quale si riferiscono anche i grandi disegni-progetto disposti lungo le pareti della Galleria.

Da una prima idea di fontana monumentale, che nello sgorgare delle acque alludeva alla continuità della vita umana, Andersen arrivò a concepire la realizzazione di un grande centro urbano, sede internazionale di un perenne laboratorio di idee per le arti, le scienze, la filosofia, religione, e cultura fisica. Copie del progetto – che doveva includere un palazzo delle Belle arti, un giardino zoologico, un tempio di tutte le religioni, una grande biblioteca etc. -, furono inviate a capi di stato e istituzioni culturali. Progetto sfumato, che doveva inizialmente essere realizzato in Belgio, grazie all’interessamento di alcune personalità dedite al pacifismo, e successivamente (durante il regime fascista) nella zona di Fiumicino in modo da creare – funzione poi assolta dall’Eur-, una sorta di città satellite che da Roma si sarebbe dovuta estendere fino al mare.

Da segnalare il calco della tomba di famiglia, ancora oggi ospitata presso il cimitero acattolico alla Piramide Cestia, e la scultura in bronzo “L’angelo della vita”, eseguita in memoria del fratello pittore, morto precocemente. Scultura che la direzione del cimitero acattolico, presso la quale era destinata, ha rifiutato per le dimensioni, grandi rispetto a quelle che ornano le altre tombe.

“Ignacio Pinazo in Italia” c/o Museo Hendrik C. Andersen, via P. S. Mancini, 20. Fino al 15 marzo 2009. Catalogo in lingua italiana e inglese edito dall’Ivam di Valencia: 50 euro in mostra. Orario: dalle 9 alle 19.30 (ingresso fino alle 19); lunedì chiuso. Ingresso libero. Informazioni: 06.3219089; 06.32298302.

27 gennaio 2009

Potrebbe piacerti anche