Musica a Roma per ricordare l’11 settembre
All’Auditorium il maestro Lorin Varencove Maazel dirige la giovane Orchestra Symphonica d’Italia nella Nona Sinfonia di Beethoven. Per tutta la giornata in vari luoghi della città concerti jazz, rock, soul di Matteo Raimondi
C’è un cipresso, a Porta Capena, che sovrasta due colonne. E parole di George Santayana, poeta e scrittore statunitense, incise in una targa, recitano così: «Coloro che non sanno ricordare il passato sono condannati a riviverlo». Le due colonne sono il simbolo delle Twin Towers; le Torri Gemelle. Sono la determinata volontà della città di Roma di non voler dimenticare quello che accadde otto anni fa. E questa stessa volontà sarà espressa anche venerdì 11, nell’anniversario di quella mattina newyorkese, quando le strade della Capitale risuoneranno il loro grido di speranza attraverso la musica.
Per tutta la giornata Roma sarà invasa da un fiume di note jazz, rock, soul, gospel e classica. In contemporanea mondiale con le città di New York, Parigi e Pechino, i più grandi direttori d’orchestra dirigeranno “The September Concert”, evento giunto alla sua quarta edizione.
La manifestazione è organizzata dalla Compagnia della Musica in Roma; è patrocinata da Senato e Camera dei Deputati, e gode dell’alto patrocinio del Presidente della Repubblica, Presidenza del Consiglio, ministero degli Affari Esteri, commissione italiana Unesco, Regione Lazio, Provincia di Roma e assessorato alla Cultura del Campidoglio.
Da piazza di Spagna a piazzale del Verano. Dal Museo Explora alla Jhon Cabot University. Dalle chiese di Santa Susanna e Santa Maria in Trastevere alla scuola Ebraica. Dal Policlinico Gemelli all’hotel Cavalieri Hilton, fino al carcere di Rebibbia. Un programma intenso da mattina a sera, quando, alle 20.30 presso l’Auditorium Parco della Musica, il grande maestro Lorin Varencove Maazel dirigerà la giovane Orchestra Symphonica d’Italia con la “Souite Andalouse” del libanese Marcel Khalife e successivamente la Nona Sinfonia di Beethoven.
«Avevo pensato ad altri capolavori musicali – ha commentato Maazel – ma poi ho preferito la Nona di Beethoven per il suo altissimo simbolismo umanitario. La parola pace è stata fin troppo maltrattata nei millenni, ma per Beethoven è un anello fervente rivolto a tutti gli uomini». Poi ha voluto sottolineare di aver «ammirato fin da subito la forza della popolazione statunitense», in grado di saper trasformare la rabbia del dolore in capacità di ricostruzione. «L’ho sentito già in occasione del concerto che tenni a New York l’anno dopo la tragedia – ha specificato Maazel –, nel silenzio glaciale della gente preoccupata dalla possibilità di un nuovo attacco. Ma fu un successo». «Sono convinto – ha concluso – che la musica sia un aiuto potente nelle tragedie umane: forse i frutti non si raccoglieranno subito ma matureranno con certezza».
8 settembre 2009