Il Carcere Mamertino e la memoria dei martiri

di Marco Frisina

Quando da giovani studiavamo, più o meno svogliatamente, le vicende storiche dei grandi condottieri romani, le leggende legate ai personaggi di Roma repubblicana e imperiale ci immaginavamo i luoghi di questi avvenimenti, i campi di battaglia, gli edifici solenni, le oscure prigioni dove tanti eroi hanno vissuto i loro ultimi giorni. Tra questi luoghi c’è il Carcere Mamertino e il sottostante carcere Tullianum, luogo che ha visto morire personaggi come Vercingetorige e Giugurta. Anche l’apostolo Pietro fu incarcerato nel Mamertino e più tardi, a memoria di questo evento, prima fu edificata una cappella e poi, nel 1598, la chiesa di San Giuseppe dei Falegnami. Racconta la leggenda che nel luogo della sua prigionia sgorgò una sorgente d’acqua che San Pietro utilizzò per battezzare i suoi carcerieri Processo e Martiniano, che divennero più tardi martiri anch’essi. Fino agli anni ’30 il carcere sottostante non era visibile dalla strada; solo in quegli anni fu abbassato il livello stradale per permettere l’ingresso dalla strada al monumento romano. L’arte e la storia si intrecciano ancora una volta con la fede e le tradizioni cristiane di Roma, la memoria e la testimonianza dei martiri traccia la geografia della città e gli artisti traducono in bellezza e splendore la fede della Chiesa, trasformando i luoghi di sofferenza in luoghi di grazia e di amore, e l’arte romana cambia le sue forme in quelle eleganti del barocco nascente.

18 gennaio 2010

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