«Ringrazio Dio per il Papa Beato»
Intervista a monsignor Oder, postulatore della causa di canonizzazione di Giovanni Paolo II, a due mesi dal rito del primo maggio. «L’amore riversato in vita continua attraverso le grazie» di Angelo Zema
Sessantatré giorni. Tanti ne mancano alla beatificazione di Giovanni Paolo II. Evento tanto atteso e ora vicino. Arriveranno da tutto il mondo per rendere omaggio a Papa Wojtyla e per pregare e ringraziare Dio. Monsignor Slawomir Oder, postulatore della causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II, tirerà un sospiro di sollievo, dopo tanto lavoro profuso per arrivare a questo momento che si concretizzerà il prossimo 1° maggio. Lo abbiamo intervistato, dando così il via ad un cammino di accompagnamento dei lettori verso l’evento.
Con quali sentimenti si appresta a vivere la beatificazione?
Innanzitutto gratitudine nei confronti di Dio perché la Provvidenza è stata la vera protagonista di questo processo, ha aiutato con la grazia nei momenti di difficoltà. E gratitudine nei confronti di tante persone che hanno fornito un sostegno con la preghiera e l’amicizia.
Il prologo della causa, in un certo senso, fu quel funerale partecipato da centinaia di migliaia di persone. Quella gente era già certa della santità di Giovanni Paolo II.
Quel momento ha contribuito alla decisione della dispensa pontificia che ha consentito di anticipare l’inizio della causa. Ha attestato una imponente fama di santità, sia attraverso il silenzio della gente che sfilava davanti alla bara, sia nell’intensità della preghiera durante la Messa, sia nel grido «Santo subito».
La dispensa dai cinque anni per l’inizio della causa è stata un gesto inusuale, che mostrava anche l’affetto di Benedetto XVI per il suo predecessore.
Benedetto XVI per tantissimi anni è stato uno dei collaboratori più stretti di Giovanni Paolo II, e se non ha potuto partecipare al processo come testimone, ogni anno nella Messa di suffragio ha voluto rendere testimonianza al suo predecessore con una bellissima omelia.
Qual è stato il ruolo del postulatore nel processo?
Inizialmente, nell’inchiesta diocesana, un lavoro pratico per coadiuvare il delegato del vescovo. Quando la causa è passata alla Congregazione, è stato un impegno di studio per la preparazione della «Positio», la documentazione per attestare la fama di santità.
Delle tante testimonianze ascoltate, cosa l’ha colpita soprattutto?
Mi ha colpito che dal processo non emerge una figura diversa da quella che abbiamo conosciuto. Emerge la profondità della sua santità, il suo amore, il suo modo di porsi di fronte a Dio e alle persone. Emerge l’uomo di Dio, della preghiera, dalla fede e carità profonde.
Arriviamo al «miracolo», il momento decisivo della causa per arrivare alla beatificazione. Cosa ha fatto propendere per il caso della suora francese?
Il caso era accaduto poco dopo l’inizio del processo. Aveva tutti gli elementi che potevano far pensare al miracolo: la guarigione istantanea, in modo irreversibile. La documentazione fu sottoposta a un medico esperto. E da qui fu avviato il processo diocesano, in Francia. Con i risultati che sappiamo. Mi colpì molto la duplice coincidenza della malattia di Parkinson, comune alla suora e al Santo Padre, e l’amore per la vita nascente, per la quale la religiosa si è impegnata e che ha avuto un’attenzione speciale da parte di Giovanni Paolo II.
Cosa pensa delle altre segnalazioni di guarigioni e di grazie ricevute?
Le grazie segnalate sono migliaia. L’amore che Giovanni Paolo II ha riversato durante la sua vita alle persone continua attraverso di esse. Diverse provengono da non cattolici e anche da non cristiani, il che conferma che è stato universalmente riconosciuto come punto di riferimento per tante persone.
Con il nostro giornale e la nostra testata on line ripercorreremo alcuni momenti e alcuni temi importanti del pontificato di Giovanni Paolo II, specialmente a livello diocesano. Quanto è importante fare memoria dell’eredità spirituale di Papa Wojtyla e indicare l’attualità del suo Magistero?
La santità è un dono di Dio, non è da mettere in una nicchia. Si tratta di un messaggio vivo. Giovanni Paolo II è stato un fedele interprete dello spirito del Concilio Vaticano II, che è la realtà che continua a plasmare la vita della Chiesa di oggi.
Il compito del postulatore non è ancora esaurito.
Ci sono alcuni adempimenti in vista della beatificazione. Ma il processo non è finito. È aperto alla prospettiva della canonizzazione.
28 febbraio 2011